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La crisi catalana ha una variante belga

Le istanze indipendentiste di Barcellona e la fuga di Puigdemont a Bruxelles mettono in Belgio in una posizione scomoda

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La crisi catalana ha una variante belga

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Mentre le proteste dei cittadini contro l’arresto dei ministri dell’ex governo regionale riempiono le piazze di Barcellona, la crisi in Catalogna mette a rischio gli equilibri del Belgio, dove il governo federale deve fare i conti con l’ ala nazionalista della coalizione: il partito N-VA, sostenitore dell’indipendenza delle Fiandre e della causa catalana.
“Il silenzio della commissione europea e della maggior parte degli Stati membri è assordante”, afferma Mark Demesmaeker, eurodeputato della N-VA. “Ed è una disgrazia perché dimostra che l’Unione europea non è capace di proteggere i diritti politici di base e i diritti umani fondamentali. E se non protegge i diritti politici dei cittadini catalani oggi, forse potrebbe non proteggere i miei un domani”.
Rischiano 30 anni di carcere gli otto dirigenti catalani sottoposti a detenzione preventiva decisa dal giudice spagnolo, al quale la procura ha chiesto di emettere un mandato d’arresto europeo per l’ex presidente Puigdemont, il quale si trova in Belgio.
La Commissione europea, in aperto sostegno al governo di Madrid, non intende intromettersi nella vicenda, considerata un affare interno.
“Rispettiamo pienamente l’ordine costituzionale spagnolo, questa è una posizioneconsolidata- ha affermato la portavoce del’esecutivo europeovenerdì- la questione riguarda interamente le autorità giudiziarie, di cui rispettiamo l’indipendenza”.
Una posizione difficile quella del primo ministro Charles Michel che, sebbene inizialmente avesse mostrato empatia per i catalani facendo appello al dialogo tra Barcellona e Madrid, ora dovrà stare attento a mantenere in piedi la sua coalizione.