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Il tragico destino dei presidenti catalani negli ultimi 100 anni

Cosa è successo ai leader politici della Catalogna nell'ultimo secolo? Se lo è chiesto un utente Twitter, elencando una lunga storia fatta di multe, esili, manette e perfino esecuzioni

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Il tragico destino dei presidenti catalani negli ultimi 100 anni

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Un utente Twitter olandese trapiantato a Barcellona e supporter della causa indipendentista si è chiesto, nei giorni scorsi: che cosa è successo ai leader catalani negli ultimi 100 anni? Lo ha fatto pubblicando un lungo elenco in cui riassume la difficile storia politica e giudiziaria dei presidenti della Generalitat fin dalla creazione della Mancomunitat de Catalunya (1914), un’unione di municipi dalla grande importanza politica e riconosciuta dallo Stato spagnolo.

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A gennaio 2017, Carles Puigdemont è diventato il presidente numero 130 nella storia catalana. Ma le accuse che pendono a suo carico (ribellione, sedizione e malversazione), e l’attuale “esilio forzato” a Bruxelles, altro non fanno che arruolarlo di diritto nei ranghi della lista di leader della regione dal destino travagliato.


Ecco cosa è successo, nel dettaglio, a tutti i “presidents” nominati nel tweet.

Enric Prat de la Riba, presidente della Mancomunidad de Cataluña dal 1914 al 1917. Autore di “La nacionalitat catalana”, Prat non era un indipendentista, bensì un esponente del pensiero “catalanista”. Fu accusato di ribellione e imprigionato per due giorni nel 1902 quando era direttore del Veu de Catalunya, che diede voce alla Lliga Regionalista, un partito politico accusato di aver promosso lo sciopero generale a Barcellona quell’ anno.

Josep Puig i Cadafalch, presidente del Commonwealth della Catalogna dal 1917 al 1924. Più che per la sua carriera politica, Puig i Cadalfach è ricordato come uno dei più importanti architetti del modernismo catalano. Per timore di rappresaglie dopo la guerra civile spagnola, nascose tutti i suoi archivi personali – inclusi i documenti del Commonwealth e del predecessore Prat de la Riba – in un doppio muro nella sua casa. Fu esiliato in Francia tra il 1936 e il 1942. Al suo ritorno, il regime di Franco gli proibì di lavorare come architetto.

Francesc Macià, presidente della Generalitat de Catalunya tra il 1931 e il 1933. Nel 1926, fin al momento dell’esilio a Perpignan organizzò un’incursione di volontari per invadere la Catalogna dalla Francia. Il regime di Miguel Primo de Rivera riuscì ad impedire la missione prima che attraversasse la frontiera e bandì Macià in Belgio. Nel 1931 partecipò alla fondazione di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) e il 14 aprile dello stesso anno come presidente proclamò la Repubblica catalana che durò tre giorni. Macià morì nel 1933 a capo dell’ esecutivo catalano per appendicite. Aveva 74 anni.

Joan Casanovas, occupò provvisoriamente il seggio di presidenza della Generalitat dalla morte di Macià fino a che non subentrò Lluís Companys. È stato anch’egli uno dei fondatori dell’ERC. Ha preso parte al complotto del novembre 1936 per rimuovere Companys dalla carica. È stato presidente del Parlamento catalano dal 1933 al 1938. Nel 1937, durante la guerra civile, cercò di dichiarare la neutralità della Catalogna sotto la protezione del Regno Unito e della Francia, ma senza successo. Finì la sua avventura politica in esilio in Francia nel 1938.

Lluís Companys, presidente della Generalitat tra il 1933 e il 1934 e, in esilio, tra il 1936 e il 1940. Il 6 ottobre 1934, Companys annunciò la nascita dello Stato catalano, ma durò appena dieci ore. Si rifugiò in Francia dopo la vittoria del generale Francisco Franco nella guerra civile, ma fu arrestato, consegnato al governo spagnolo e fucilato nel 1940.

Josep Irla, presidente della Catalogna tra il 1940 e il 1954. Nel 1939, con la fine della guerra civile e la vittoria di Franco, Irla, allora presidente del parlamento catalano, andò in esilio come il resto delle autorità catalane. Da lì, formò un governo in Francia presieduto fin dal momento della fucilazione di Companys. Non metterà mai piede piede nell’edificio della Generalitat a Barcellona.

Josep Tarradellas, presidente della Generalitat tra il 1954 e il 1980. Fu eletto in esilio e tornò in Spagna per presiedere la prima pre-autonomia catalana, tra il 1977 e il 1980, nel periodo di transizione democratica in Spagna.

Jordi Pujol, capo del governo catalano dal 1980 al 2003. Nel 1960 fu stato arrestato per aver partecipato alle proteste contro il regime di Franco e trascorse due anni e mezzo in prigione. Fondò il partito Convergencia Democrática de Cataluña nel 1974 e divenne presidente come candidato della Convergencia y Uniò (CiU). Anni dopo la fine della sua presidenza, la sua famiglia è stata colpita da scandali di corruzione. Pujol ha riconosciuto di aver nascosto denaro al Tesoro in conti esteri per 34 anni. Suo figlio Jordi Pujol Ferrusola è stato condannato a una pena detentiva incondizionata per riciclaggio di denaro e fuga di capitali nell’aprile 2017.

Pasqual Maragall, Presidente della Generalitat tra il 2003 e il 2006. Divenne presidente grazie al “Pacto de Tinell” per un governo catalanista e di sinistra con il Partito socialista della Catalogna (PSC), Esquerra Republicana de Cataluña (ERC) e Inciativa per Catalunya Verds-Esquerra Unida i Alternativa (ICV-EUiA). Nel 2006 decise di non candidarsi nuovamente tra le file del PSC.

José Montilla, presidente della Catalogna tra il 2006 e il 2010. Anch’egli socialista, il suo mandato è stato segnato dai tagli della Corte Costituzionale al nuovo Statuto dell’Autonomia.

Artur Mas, Presidente dell’ esecutivo catalano tra il 2010 e il 2016. Il 9 novembre 2014 ha indetto una consultazione popolare sull’indipendenza della Catalogna. Per questo motivo, la Corte Superiore di Giustizia lo ha condannato a due anni di interdizione dai pubblici uffici, accusato di disobbedienza di fronte alla Corte Costituzionale.