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Decine di migliaia di rifugiati afghani nelle scuole iraniane

Due anni fa, il decreto che apriva le scuole a tutti i bambini profughi, anche quelli non registrati

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Decine di migliaia di rifugiati afghani nelle scuole iraniane

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Combattimenti e attentati in Afghanistan hanno portato a un esodo senza precendenti. Con 2 milioni e mezzo di rifugiati, l’Afghanistan è il secondo paese d’origine dei profughi registrati a livello modiale. Quasi un milione di questi rifugiati vivono in Iran, dove si stima che ci siano anche 2 milioni di afghani non registrati.

Kerman è tra le province iraniane con la più alta percentuale di immigrati. Circa il 10% dei tre milioni di abitanti locali sono afghani. Molti di questi 300.000 immigrati sbarcarono in questa provincia per la prima volta quarant’anni fa. Circa 130.000 afghani di Kerman non hanno alcun documento, quindi alcun diritto, a prescindere da quanto tempo abbiamo vissuto nel paese.

Qui a Kerman, abbiamo incontrato Saeed, ha 13 anni ed è nato in Iran. È “irregolare”. Ciò significa che non ha avuto diritto all’istruzione, almeno fino al 2015, quando Teheran ha adottato un decreto che ha aperto le scuole pubbliche a tutti i bambini rifugiati. Una pietra miliare nella gestione degli immigrati, che ha portato in classe ormai decine di migliaia di bambini. Saeed Hashemi ci racconta che ora può leggere tutto quello che vuole, dai cartelli stradali alle ricette dei medici in ospedale.

Per mettere in pratica il decreto, Teheran ha in primis garantito alle famiglie irregolari che l’iscrizione scolastica non avrebbe innescato una procedura di deportazione. In secondo luogo, le scuole hanno dovuto adattarsi a un numero crescente di alunni. Lo ha fatto anche grazie al sostegno dell’Unione Europea, che ha agito attraverso i suoi partners sul campo, come il Consiglio Norvegese per i Rifugiati, NRC.

“Abbiamo sostenuto circa quaranta scuole nel paese – ci racconta Olivier Vandecasteele, Direttore della sezione Iran dell’Ong NCR, Consiglio Norvegese per i Rifugiati – E’ stato fondamentale un aumento dei materiali scolastici, sono state effettuate ristrutturazioni per riaprire alcune scuole, questa era rimasta chiusa per diversi anni. Abbiamo organizzato alcuni programmi per aiutare l’accesso all’istruzione a quei bimbi che erano rimasti esclusi dal sistema scolastico a causa del loro status per parecchio tempo e che avevano bisogno di corsi di apprendimento accelerati per integrarsi a scuola”,

L’Unione Europea ha stanziato quasi 10 milioni di euro nel 2017 per aiutare i rifugiati afghani in Iran. Il Commissario europeo, Chrístos Stylianídis, ha visitato il paese due volte, dimostrando quanto sia importante per l’UE l’assistenza che l’Iran fornisce ai rifugiati afghani, anche in un contesto diplomatico delicato. Caroline Birch, dell’Ufficio Aiuti Umanitati della Commissione Europea, ci spiega che il sotegno dell’Unione si focalizza ora proprio sull’istruzione:

“Penso che le cose siano cambiate molto da quando gli afghani sono arrivati ​​qui per la prima volta oltre 30 anni fa. Non pensiamo più solo alla sopravvivenza di base, l’idea è di riuscire a tenerli iscritti alla scuola primaria in modo che possano poi frequentare la scuola secondaria e forse anche l’università”.

Il ministero addetto ai rifugiati stima che nella provincia di Kerman siano ancora 10.000 i bambini che non hanno accesso alla scuola. Saeed stesso si è iscritto quest’ano dopo aver frequentato i corsi estivi dell’Ong norvegese. Le difficoltà finanziarie restano comunque un ostacolo, come ci racconta la giovane mamma di Saeed, Fatemeh Sadat:

“L’anno scorso li abbiamo iscritti in quarta, hanno frequentato per alcuni mesi ma poi li ho dovuti tenere a casa, Il costo dei trasporti e delle tasse scolastiche erano troppo alti”.

Quest’anno la situazione per questa famiglia è migliorata, ma non senza compromessi: “Finora non abbiamo ancora pagato nulla a scuola” -spiega Fatemeh. “Io ho iniziato a lavorare in un’azienda di pistacchi, anche mio marito lavora; Saeed ha chiesto di iniziare a fare lavoretti. Ogni pomeriggio va un negozio di moto, vicino alla nostra casa, dalle 4 alle 21”.

La capacità delle scuole resta ancora inferirore alle necessità. Kerman ha avuto 30.000 iscritti in due anni, un terzo sono bambini irregolari. Le classi oggi ospitano in media 40-44 studenti, mentre dovrebbero averene al massimo 25, sostiene Hamid Shamsaldini, Direttore Generale di BAFIA Kerman (l’Ufficio per la gestione degli immigrati del Ministero degli Interni). Per rispondere alle necessità, “ci vorrebbero 1.200 classi” conclude il dirigente.

Lasciamo Kerman alla volta di Zangiabad. Qui il complesso scolastico accoglie i bambini dei molti villaggi isolati di questa zona desertica. L’Ong NRC ha appena completato la costruzione di una nuova scuola.

“C’era un problema di capacità di accoglienza che si poteva risolvere solo con la costruzione di questa scuola dietro di me. Abbiamo costruito 10 classi che consentono a 300 nuovi studenti di avere accesso all’istruzione”, sottolinea Olivier Vandecasteele, Direttore della sezione Iran del Consiglio Norvegese per i Rifugiati.

Il 90% di questi allievi sono afghani e la metà di loro sono non registrati, proprio come Amir Hossein, 10 anni, e anche lui nato in Iran. Sua nonna è orgogliosa che alcuni dei suoi ventuno nipoti oggi possano finalmente frequenatre una scuola, dopo tanti anni di difficoltà:

“Siamo arrivati qui dall’Afghanistan 30 anni fa”, ci dice Hajar Alizehim, nonna di Amir Hossein e rifugiata non registrata. “Ventinove anni fa ho perso mio marito, non ho potuto far studiare i ragazzi, abbiamo avuto molte difficoltà e sofferenze. Avevamo nostalgia del nostro Paese, non avevo più un marito e nessuno si occupava di noi. I bambini erano degli orfani.”

Iscrivere, ma anche cercare di mantenere a scuola i bambini rifugiati afghani non registrati, apre le porte a un’integrazione, negata per anni, a una generazione considerata fantasma.

Aid Zone Iran