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Turchia: Amnesty alla sbarra per "terrorismo"

Tra gli 11 attivisti accusati anche alti vertici dell'organizzazione, che replica: "A processo c'è la credibilità del sistema giudiziario turco"

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Turchia: Amnesty alla sbarra per "terrorismo"

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Undici attivisti a processo e il rischio di un “processo boomerang”


Al via a Istanbul il “processo boomerang”, che agli occhi di molti rischia di portare alla sbarra lo stesso sistema giudiziario turco. Sul banco degli imputati 11 attivisti per i diritti umani, per la maggior parte arrestati a luglio mentre partecipavano a un workshop, che ora rischiano fino a 15 anni di carcere, per fiancheggiamento a organizzazioni che la Turchia del dopo tentato-golpe considera terroriste. Tra loro anche il presidente e la direttrice del ramo locale di Amnesty International, Taner Kiliç e Idil Eder.


La videocampagna lanciata da Amnesty International per sensibilizzare l’opinione pubblica e aumentare la pressione sulle autorità turche

Amnesty International: “A processo la credibilità di autorità e sistema giudiziario turco”


“Se in apparenza questo è un processo a dei difensori dei diritti umani – ha detto il direttore di Amnesty International Europa, John Dahluisen, nel corso di una manifestazione spontanea davanti al tribunale di Istanbul dove si sta celebrando il processo -, nella sostanza ad essere invece sotto processo sono il sistema giudiziario e le autorità turche”.


In sostegno di Amnesty International e dei suoi attivisti accusati in Turchia si è mobilitato anche Edward Snowden, che in un videomessaggio diffuso su Twitter ha parlato di momento giusto per sdebitarsi. Quando è stato il momento di farlo, ha detto, “Amnesty si è mobilitata per me. Adesso sta a noi mobilitarci per Amnesty”.

L’accusa di Ankara ai militanti: “Spalleggiavano PKK, Gülen e un gruppuscolo di sinistra”


Amnesty International respinge ogni addebito come “assurdo” e “infondato”, denunciando un processo strumentale e volto a scoraggiare la dissidenza. Tra gli attivisti alla sbarra anche un cittadino tedesco e uno svedese. Per tutti, l’accusa è di aver “fomentato il caos” per favorire manifestazioni contro il governo e di aver spalleggiato il PKK, il movimento del predicatore e nemico giurato di Erdogan, Fetullah Gülen, e un gruppuscolo di estrema sinistra.