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L'ombra di mafia e milizie sulla gang del gasolio

Dalla Libia all'Europa, passando da Malta e dall'Italia: smantellato dalle Fiamme Gialle un traffico di carburante da oltre 50 milioni di euro

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L'ombra di mafia e milizie sulla gang del gasolio

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Affari sporchi che puntano anche a una una famiglia mafiosa e a gruppi di milizie legate al sedicente Stato Islamico. Questo il groviglio di interessi che sembra delinearsi dietro al traffico di gasolio trafugato dalla raffineria libica di Zawiya e poi smerciato anche in Spagna e Francia, via Malta, e i porti italiani di Augusta, Civitavecchia e Venezia: un giro da oltre 82 milioni di chilogrammi, dal valore di mercato di oltre 51 milioni di euro, transitato in Italia tra giugno 2015 e giugno 2016 e smantellato dalle Fiamme Gialle al termine dell’inchiesta “Dirty Oil”, coordinata dalla Procura di Catania.

“Questo gasolio liquido che veniva contrabbandato – ha spiegato il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro -, ha una percentuale di non più dell’1% di zolfo, era destinato al bunkeraggio, ovvero al rifornimento delle navi. E invece, attraverso questa rete illegale, veniva immesso anche nella rete dei distributori di benzina. Molti di noi potrebbero averlo acquistato inconsapevolmente, ma è chiaro che non è gasolio che dovrebbe essere destinato alle nostre auto”.

Una volta trafugato dalla raffineria di Zawiya, a una quarantina di chilometri da Tripoli, il carburante veniva poi “tagliato” e venduto sul mercato nero grazie a false documentazioni, che in un primo momento ne attestavano la provenienza saudita.

Tra le nove persone di cui è stato disposto l’arresto per il traffico di petrolio, che ha portato a un’evasione all’IVA da oltre 11 milioni euro, anche l’amministratore delegato della Maxcom Bunker, Marco Porto: la società, con sede legale a Roma, e che si occupa di smercio di prodotti petroliferi e bunkeraggio delle navi, ha dichiarato tramite il suo presidente Giancarlo Jacorossi, la sua “totale estraneità ai reati contestati”. Ordinanze di custodia cautelare sono state fra l’altro emesse per un italiano, da alcuni collaboratori di giustizia indicato come appartenente a una famiglia mafiosa, di due cittadini maltesi e due libici. Uno di loro, Fahmi Mousa Saleem Ben Khalifa, ha trascorsi come trafficante di droga e avrebbe guidato una milizia armata nella zona costiera al confine con la Tunisia.