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Il vertice europeo tra frustrazioni e aspettative di una Brexit che sembra sempre più lontana

L'analisi nell'intervista con Charles de Marcilly, capo della Fondazione Robert Schuman

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Il vertice europeo tra frustrazioni e aspettative di una Brexit che sembra sempre più lontana

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I capi di Stato e di governo dell’UE si riuniscono giovedì e venerdì per un vertice europeo sulla Brexit. Ne parliamo con il nostro ospite, il capo dell’ufficio di Bruxelles della Fondazione Robert Schuman, Charles de Marcilly.
Buongiorno.

Charles de Marcilly: Buongiorno.

euronews:
Possiamo aspettarci progressi sulla Brexit dopo questo vertice?

Charles de Marcilly:
Questa è la questione principale. Ci sarà qualche progresso perché è necessario, ma non troppo entusiasmante. È chiaro che i negoziati richiedono tempo e non vanno rapidamente come vorremmo. I capi di Stato e di governo hanno dato un mandato alla Commissione europea e al principale negoziatore, Michel Barnier, per fare dei passi avanti. Siamo al quinto rciclo dei negoziati e si ha la sensazione che le conclusioni siano ancora quelle del primo turno. Quindi sì, avremo discussioni, avremo dei dibattiti, ma sappiamo che la strategia di Theresa May è cercaredi rimanere vaga per non entrare nei dettagli. E si ha la sensazione che cio’ infastidisca tutti.

euronews:
Theresa May ha incontrato Jean-Claude Juncker a cena all’inizio di questa settimana. E’ emerso qualcosa che possa far pensare che i negoziati avanzeranno?

Charles de Marcilly:
Usciamo da una settimana di colloqui e le conclusioni dei due principali negoziatori sono state molto fredde. Ci sono serie divergenze, persino nella percezione dei progressi. Quindi il messaggio generale che ne deriva è che siamo in una fase di stallo. Il comunicato stampa della Commissione europea pubblicato lunedi sera era piuttosto paradossale: era un comunicato stampa che non conteneva informazioni. Quando si legge si nota che non contiene nulla. E se fosse stato presentato a gennaio avremmo avuto lo stesso contenuto. E poi anche in termini di immagini, non abbiamo un granché: soloTheresa May che stringe la mano a Juncker, che entra nella sua auto e va via. Ci sarebbe potuto essere piu’ trasporto.

euronews:
E unvece l’Unione europea sperava di fare di questo Vertice un una tappa importante nell’agenda dei negoziati

Charles de Marcilly:
L’Unione Europea e il Regno Unito. Bisogna ricordare che, di fronte a questa mancanza di progressi, Theresa May in diversi discorsi, in particolare quello in Italia, ha fatto appello ad andare avanti. E per i britannici questo era un passo avanti. Adesso si aspettano lo stesso dagli europei. Peccato pero’ che gli europei comprendano bene la logica politica ma non vedano risultati da un punto di vista pratico. Ecco dov‘è la differenza: ancora una volta i britannici vogliono mettere la questione interamente sul piano politico. Mentre gli europei hanno deciso di passare dalla dalla tecnica alla politica.

euronews:
Per quanto riguarda l’Irlanda, la questione del confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, qual è la posizione dell’UE? Qual è la posizione del Regno Unito? Cosa sta succedendo?

Charles de Marcilly:
Su questo tema si avanza a metà. E’ stato una delle priorità degli europei. Dopo il secondo ciclo di negoziati, anche i britannici hanno riconosciuto che era una priorità. Il messaggio da Bruxelles è: visto che è Londra ad andarsene è sua responsabilità trovare una soluzione. Eppure in nessuno dei documenti contenenti proposte non esiste una soluzione chiaramente esplicita. Secondo alune voci potrebbero essere reintrodotti da 5 a 10 punti di confine. Da un punto di vista pratico è molto complicato da realizzare, quindi la questione rimane aperta.
Su altri argomenti, in particolare sul conto da pagare, non c‘è ancora un impegno concreto da parte dei britannici. Secondo alcuni il governo sarebbe d’accordo su 20, 30 o 40 miliardi, mentre gli europei ritengono che la fattura sia di 100 miliardi. Quindi c‘è un vero problema sulla sostanza dei negoziati, perché solo dopo aver sbloccato questi punti si potrà passare alla seconda fase.

euronews:
Si parlava di entrare nella seconda fase, ma è troppo presto per farlo. La data del vertice europeo di dicembre è realistica dunque, vista la difficoltà di fare progressi finora?

Charles de Marcilly:
Gli europei non offrono molte concessioni perché ritengono che i britannici non stiano facendo passi avanti. Dal lato britannico c‘è un vero problema, è un problema politico interno. Quindi, è difficile poter negoziare a Bruxelles senza un fronte unito. Tra i conservatori vediamo che tra i ministri del governo di Theresa May hanno delle opinioni molto divergenti. In queste condizioni, l’unico modus operandi che si può avere quando si arriva a Bruxelles è la fermezza all’inizio dei negoziati. Ed è per questo che si ha la sensazione che le posizioni siano congelate definitivamente, che non permettano progressi. Theresa May cercherà di mostrare il suo talento diplomatico questa settimana con i capi di stato e di governo, per mostrare che invece ci sono dei progressi, per dimostrare che è riuscita a ottenere qualcosa. Almeno per farli reagire. Ma è chiaro che finché il fronte europeo è unito, è Theresa May ad essere in una posizione di debolezza.