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Catalogna. L'arresto dei Jordis: una boccata d'aria per l'indipendentismo

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Catalogna. L'arresto dei Jordis: una boccata d'aria per l'indipendentismo

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Un pieno d’energia per la causa secessionista. Questo sembra essere stato il principale effetto dell’arresto dei due leader delle principali organizzazioni della società civile indipendentista, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, leader di Asamblea Nacional Catalana (ANC) e Òmnium Cultural. Almeno 200.000 persone si sono riversate ieri per le strade di Barcellona per esigere la loro immediata scarcerazione.

L’accusa nei confronti dei “Jordis” – come vengono indicati in Catalogna e in Spagna – è quella di sedizione per aver organizzato le manifestazioni pacifiche del 20 e 21 settembre scorso. Manifestazioni non autorizzate e, secondo l’accusa, finalizzate ad evitare l’intervento delle autorità contro l’organizzazione del referendum del 1 ottobre. Ma diversi video messi on line nelle ultime ore dimostrano che invece i due leader chiedevano alla folla di porre fine all’assembramento.

“Il governo spagnolo dice che non sono prigionieri politici. Ma non possono essere giudicati per sedizione, perché il reato si applica solo ai politici. Allora che li arrestino per vandalismo, solo che non hanno mai arrestato nessuno per vandalismo. È una tale incongruenza che non sono affatto d’accordo” dice una manifestante a Barcellona.

“Sono i primi prigionieri politici del 2017. Si rende conto? Sembrava che di prigionieri politici non ce ne fosse più ma loro sono i primi. Speriamo solo che siano anche gli ultimi” afferma un’altra residente del capoluogo catalano.

L’estrema sinistra indipendentista del CUP sostiene ormai che la proclamazione dell’indipendenza non è più solo un desiderio popolare ma una necessità per mantenere l’autogoverno della Catalogna. Se il Presidente della regione Carles Puigdemont confermerà l’indipendenza, Madrid ha minacciato il commissariamento delle istituzioni locali in base all’articolo 155 della Costituzione. Una misura che potrebbe scattare questo giovedì, stando all’ultimatum formulato dal Presidente del Consiglio, il conservatore Mariano Rajoy.