La vittoria di Maduro (e la situazione in Venezuela) spiegata dal nostro inviato a Caracas

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Di Euronews
La vittoria di Maduro (e la situazione in Venezuela) spiegata dal nostro inviato a Caracas

<p>Domenica 15 ottobre si sono tenute in Venezuela le elezioni amministrative che avrebbero dovuto segnare una riscossa dell’opposizione dopo mesi di proteste e sangue sulle strade. Non è stato così. Maduro si è presentato in televisione e ha festeggiato una vittoria elettorale definita “schiacciante”, una “prodezza morale e politica”. Nelle elezioni amministrative il Partito socialista Unito del Venezuela, ovvero il chavismo, <a href="http://it.euronews.com/2017/10/16/venezuela-maduro-stravince-le-lezioni-amministrative-opposizione-denuncia-brogl">ha conquistato 17 governatorati su un totale di 23</a> L’opposizione ha contestato il risultato denunciando brogli e irregolarità. 17 a 5, quindi, oppure 54% dei voti con il 61% di partecipazioni, secondo le cifre ufficiali. Lo stato di Miranda, accanto al Distretto Capitale, è passato sotto il controllo governativo. “Era il gioiello della corona dell’opposizione”, riferisce il nostro inviato a Caracas, Alberto de Filippis. Sconfitto pure Carlos Ocariz, considerato alla vigilia il prossimo candidato alle presidenziali. </p> <p>Ma al di là dei numeri, cosa ha rappresentato il voto di ieri per il Venezuela? Com‘è la reale situazione del paese latinoamericano? Lo ha raccontato ai nostri lettori de Filippis durante una diretta <a href="https://www.facebook.com/it.euronews/">sulla nostra pagina Facebook</a> </p> <p><strong>Come stanno i venezuelani?</strong><br /> “Abbiamo ritrovato un paese assai diverso dall’ultima volta: stanco e spossato dai troppi anni di crisi. Abbiamo visto le strade vuote rispetto a quest’estate. Abbiamo notato sì le file di persone che si recavano al voto, ma non così lunghe [come vuole il racconto ufficiale]. Abbiamo visto la gente spossata dalla tensione, da mesi di lotta duri e difficili. Abbiamo visto che un autobus che avrebbe portare delle persone a votare in una zona complicata e difficile di Caracas – senza dimenticare che quando cala la sera, tutta la città diventa pericolosa – abbiamo visto questo bus occupato dalle forze dell’ordine, gli occupanti fatti scendere e spogliati di tutti i loro averi. Gli è andata anche bene, col senno di poi. Almeno non hanno avuto conseguenze fisiche”.</p> <p><strong>Cosa succede ora?</strong><br /> “Il voto aveva un valore di cambiamento: vincere le amministative equivale a controllare l’amministrazione e la burocrazia di molti territori. Si votava per i governatori, tuttavia, non per i consigli. Un governatore dell’opposizione vincitore sarebbe stata un’anatra zoppa non avendo il favore dei suoi consiglieri. Questa situazione non farà altro che esasperare gli animi e lanciare le parti più intransigenti dell’una o dell’altra parte. Questo potrebbe sicuramente portare a grandi difficoltà in prospettiva di dialogo”.</p> <p><strong>Il governo ha perso terreno</strong><br /> “Bisogna considerare questo: i chavisti comunque hanno perso. Avevano 20 governatorati, ora ne hanno 17. C’è stato un passo indietro e sono state perse delle regioni frontaliere con la Colombia, che in questo momento giocoforza vivono di traffici. È lì che vengono fatti questi scambi illeciti ma estremamente fruttuosi ci sono le tensioni più gravi”.</p> <p><strong>L’inflazione condanna il Paese</strong><br /> “Le derrate e i generi alimentari aumentano ogni giorno. Basti pensare che per ottenere 20 dollari ci vogliono di un paio di chili di carta. Non c’è più materia prima neanche per stampare i biglietti. <br /> Questo ci permette fare una considerazione sulla politica del governo fino ad oggi. Stampare moneta non serve a nulla se poi il suo valore crolla”.</p> <p><strong>Ci sono state delle frodi?</strong><br /> “Abbiamo incontrato tante persone: nessuno ha ammesso veramente di aver votato per il chavismo. A parte gli attivisti, con maglietta rossa e berretto del governo, che si muovevano a sciami in moto. <br /> Le persone normali intervistate sostenevano la necessità di un cambio, tutte. Nessuna di loro era contenta di quanto fatto dal Governo. Ma la sensazione molto forte è che ci sia stato una sorta di tradimento da parte dell’opposizione. Dopo tante proteste e tanti morti, ci si aspettava forse un atteggiamento diverso. Dà fastidio ma l’esecutivo sa comunicare, all’opposizione sembra invece che i partiti dell’opposizione agiscano per conto proprio. L’ipotesi frode è assai forte. I chavisti erano assai rilassati, soprattutto il vicepresidente Tareck. Le cose potrebbero essere diverse da quello che appaiono ma siamo qui per osservare. Quello che abbiamo notato è stata una sfiducia generale più che nelle votazioni, nell’intero sistema” </p> <p><strong>Da emergenza a crisi umanitaria</strong><br /> “Qui si è passati da emergenza umanitaria a crisi umanitaria. Basti pensare che dei nostri amici che hanno avuto bisogno di un farmaco salvavita da 5 dollari, per il cuore, non hanno potuto trovarlo. Questo discorso vale anche per farmaci comuni come l’aspirina. E anche l’assicurazione medica di chi ce l’ha non riesce a stare dietro all’inflazione. Ho conosciuto un ex imprenditore che a inizio anni ’90 aveva risparmi per 10 milioni di dollari: dopo le varie crisi di questi anni, si ritrova a non avere più nulla”</p> <p><strong>Cosa possono fare i paesi della regione?</strong><br /> “Ci sono troppi attivisti e troppo pochi cittadini consapevoli. Bisognerebbe ricostruire il paese dall’interno, discutendo con tutti. Probabilmente i paesi della regione devono esercitare una certa pressione ma senza tirare per la giacchetta il popolo venezuelano. In qualche modo bisogna pur discutere”.</p> <p>Qui è possibile rivedere la diretta completa: </p> <p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fit.euronews%2Fvideos%2F884569908367395%2F&show_text=0&width=560" width="560" height="315" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" allowFullScreen="true"></iframe></p>