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La vittoria di Maduro (e la situazione in Venezuela) spiegata dal nostro inviato a Caracas

Alberto de Filippis ha dialogato con i lettori di Euronews su Facebook per raccontare come si vive nel Paese latinoamericano e com'è l'umore generale dopo la vittoria del chavismo alle elezioni amministrative

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La vittoria di Maduro (e la situazione in Venezuela) spiegata dal nostro inviato a Caracas

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Domenica 15 ottobre si sono tenute in Venezuela le elezioni amministrative che avrebbero dovuto segnare una riscossa dell’opposizione dopo mesi di proteste e sangue sulle strade. Non è stato così. Maduro si è presentato in televisione e ha festeggiato una vittoria elettorale definita “schiacciante”, una “prodezza morale e politica”. Nelle elezioni amministrative il Partito socialista Unito del Venezuela, ovvero il chavismo, ha conquistato 17 governatorati su un totale di 23 L’opposizione ha contestato il risultato denunciando brogli e irregolarità. 17 a 5, quindi, oppure 54% dei voti con il 61% di partecipazioni, secondo le cifre ufficiali. Lo stato di Miranda, accanto al Distretto Capitale, è passato sotto il controllo governativo. “Era il gioiello della corona dell’opposizione”, riferisce il nostro inviato a Caracas, Alberto de Filippis. Sconfitto pure Carlos Ocariz, considerato alla vigilia il prossimo candidato alle presidenziali.

Ma al di là dei numeri, cosa ha rappresentato il voto di ieri per il Venezuela? Com‘è la reale situazione del paese latinoamericano? Lo ha raccontato ai nostri lettori de Filippis durante una diretta sulla nostra pagina Facebook

Come stanno i venezuelani?
“Abbiamo ritrovato un paese assai diverso dall’ultima volta: stanco e spossato dai troppi anni di crisi. Abbiamo visto le strade vuote rispetto a quest’estate. Abbiamo notato sì le file di persone che si recavano al voto, ma non così lunghe [come vuole il racconto ufficiale]. Abbiamo visto la gente spossata dalla tensione, da mesi di lotta duri e difficili. Abbiamo visto che un autobus che avrebbe portare delle persone a votare in una zona complicata e difficile di Caracas – senza dimenticare che quando cala la sera, tutta la città diventa pericolosa – abbiamo visto questo bus occupato dalle forze dell’ordine, gli occupanti fatti scendere e spogliati di tutti i loro averi. Gli è andata anche bene, col senno di poi. Almeno non hanno avuto conseguenze fisiche”.

Cosa succede ora?
“Il voto aveva un valore di cambiamento: vincere le amministative equivale a controllare l’amministrazione e la burocrazia di molti territori. Si votava per i governatori, tuttavia, non per i consigli. Un governatore dell’opposizione vincitore sarebbe stata un’anatra zoppa non avendo il favore dei suoi consiglieri. Questa situazione non farà altro che esasperare gli animi e lanciare le parti più intransigenti dell’una o dell’altra parte. Questo potrebbe sicuramente portare a grandi difficoltà in prospettiva di dialogo”.

Il governo ha perso terreno
“Bisogna considerare questo: i chavisti comunque hanno perso. Avevano 20 governatorati, ora ne hanno 17. C’è stato un passo indietro e sono state perse delle regioni frontaliere con la Colombia, che in questo momento giocoforza vivono di traffici. È lì che vengono fatti questi scambi illeciti ma estremamente fruttuosi ci sono le tensioni più gravi”.

L’inflazione condanna il Paese
“Le derrate e i generi alimentari aumentano ogni giorno. Basti pensare che per ottenere 20 dollari ci vogliono di un paio di chili di carta. Non c’è più materia prima neanche per stampare i biglietti.
Questo ci permette fare una considerazione sulla politica del governo fino ad oggi. Stampare moneta non serve a nulla se poi il suo valore crolla”.

Ci sono state delle frodi?
“Abbiamo incontrato tante persone: nessuno ha ammesso veramente di aver votato per il chavismo. A parte gli attivisti, con maglietta rossa e berretto del governo, che si muovevano a sciami in moto.
Le persone normali intervistate sostenevano la necessità di un cambio, tutte. Nessuna di loro era contenta di quanto fatto dal Governo. Ma la sensazione molto forte è che ci sia stato una sorta di tradimento da parte dell’opposizione. Dopo tante proteste e tanti morti, ci si aspettava forse un atteggiamento diverso. Dà fastidio ma l’esecutivo sa comunicare, all’opposizione sembra invece che i partiti dell’opposizione agiscano per conto proprio. L’ipotesi frode è assai forte. I chavisti erano assai rilassati, soprattutto il vicepresidente Tareck. Le cose potrebbero essere diverse da quello che appaiono ma siamo qui per osservare. Quello che abbiamo notato è stata una sfiducia generale più che nelle votazioni, nell’intero sistema”

Da emergenza a crisi umanitaria
“Qui si è passati da emergenza umanitaria a crisi umanitaria. Basti pensare che dei nostri amici che hanno avuto bisogno di un farmaco salvavita da 5 dollari, per il cuore, non hanno potuto trovarlo. Questo discorso vale anche per farmaci comuni come l’aspirina. E anche l’assicurazione medica di chi ce l’ha non riesce a stare dietro all’inflazione. Ho conosciuto un ex imprenditore che a inizio anni ’90 aveva risparmi per 10 milioni di dollari: dopo le varie crisi di questi anni, si ritrova a non avere più nulla”

Cosa possono fare i paesi della regione?
“Ci sono troppi attivisti e troppo pochi cittadini consapevoli. Bisognerebbe ricostruire il paese dall’interno, discutendo con tutti. Probabilmente i paesi della regione devono esercitare una certa pressione ma senza tirare per la giacchetta il popolo venezuelano. In qualche modo bisogna pur discutere”.

Qui è possibile rivedere la diretta completa: