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Scandalo Weinstein, e se ora toccasse a Donald Trump?

I responsabili della campagna elettorale del tycoon obbligati da un giudice a produrre documentazione relativa a "tutte le donne che Trump avrebbe toccato in maniera non appropriata"

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Scandalo Weinstein, e se ora toccasse a Donald Trump?

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Tutti si ricordano le affermazioni di rara oscenità e volgarità di Donald Trump, allora semplice cittadino americano, star televisiva e al vertice di un impero immobiliare, venute fuori poco prima delle elezioni americane 2016.

“Ci ho provato, a scoparla. Mi sono mosso su di lei come una cagna. Ed era sposata. Poi di colpo la vedo, aveva le grosse tette finte e tutto quanto. Era rifatta… Sono attratto dalle belle donne e comincio a baciarle subito, è come un magnete. Bacio senza aspettare. E quando sei una star puoi fare quello che vuoi. Afferrale dalla f**a. Puoi fare tutto”

Era il 2005 e Donald Trump non era ancora candidato alla Casa bianca. La conversazione era contenuta in un video pubblicato dal Washington Post duranta la campagna elettorale, il 7 ottobre 2016. Trump parlava con il conduttore tv Billy Bush mentre i due si dirigevano sul set della soap “Days of Our Lives”. L’indignazione fu globale ma non impedì a The Donald di conquistare la poltrona più ambita dello Studio Ovale.

L’Espresso ha raccolte una trentina di commenti simili, sottotitolo: Nessuno rispetta le donne come me


L’attualità ci ha ora consegnato il caso del produttore americano Harvey Weinstein, espulso dagli Oscar a causa delle molestie sessuali compiute ai danni di una moltitudine di attrici, note o meno note, nel corso della sua lunga e (fin qui) impunita carriera. Come Asia Argento, per dirne una, sui social network molte donne stanno raccontando le proprie esperienze traumatiche utilizzando gli hashtag #quellavoltache o #metoo.

Su Weinstein lo stesso presidente americano Donald Trump, che accanto al produttore fu immortalato nel 2009, con Melania e la moglie del produttore, scrive il Corriere della Sera , ha rilasciato un commento molto netto. “Lo conosco da molto tempo – aveva detto il capo di Stato Usa ai reporter – Non sono affatto sorpreso”.

“Vedere la caduta di Harvey Weinstein è frustrante per le donne che hanno accusato Trump”, ha titolato il BuzzFeed News

Ma secondo quanto riporta lo stesso sito di informazione, i loro due destini potrebbero presto incrociarsi

I collaboratori dell’attuale presidente degli Stati Uniti, ovvero i responsabili della sua campagna elettorale, potrebbero essere costretti dalla giustizia americana a fornire tutti i documenti, senza eccezione, in relazione alle accuse fatte da diverse donne contro Trump.


Dal reality tv alla realtà giudiziaria?
Questa mossa giudiziaria arriva da una delle sue accusatrici, Summer Zervos, ex partecipante del reality Apprentice. Zervos ha ottenuto che tutti i documenti inerenti le accuse di molestie sessuali da parte di Trump nei confronti di ogni donna sua accusatrice vengano acquisiti dalla corte che sta valutando il suo caso. Il subpoena è stato emesso a marzo ma è stato consegnato ufficialmente il mese scorso. Gli avvocati di Trump sostengono che questo tipo di acquisizione di documenti sia troppo generica e chiedono, al contrario, che la causa intentata da Zervos sia rimandata a quando Trump non sarà più presidente USA, o archiviata del tutto.

Zervos sostiene che lo scorso anno Trump l’abbia baciata e molestata, tentando di toccarle il seno fino anche a premere i suoi genitali contro di lei durante un meeting d’affari. L’avrebbe anche baciata due volte in bocca durante una riunione Trump Tower di New York, provandoci di nuovo in un hotel di Los Angeles diverse settimane dopo. I legali di Trump descrivono queste affermazioni come insinuazioni “false e scandalose” e l’intera causa come “motivata politicamente”.


Trump ha negato ogni accusa definendo Zervos una “bugiarda” (oltre che implicitamente: non attraente, scrive il New York Times). Lei ha risposto denunciandolo per diffamazione. Ora, come parte dell’istruttoria per questo processo, i suoi legali hanno presentato un subpoena per i documenti della campagna elettorale. Inclusi quelli che coinvolgono le altre donne che si sono fatte avanti, ovvero Jessica Leeds, Mindy McGillivray, Rachel Crooks, Natasha Stoynoff, Temple Taggart, Kristin Anderson, Cathy Heller, Jill Harth e Jessica Drake.

La risposta di Trump alla mozione di Zervos è prevista per il 31 ottobre, secondo il legale della donna, Gloria Allred. “Speriamo che la corte neghi al Presidente Trump la possibilità di respingere [i documenti acquisiti] così da poter andare avanti con la ricerca della verità e ottenere testimonianze e documenti pertinenti”.