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Quando il Nobel per la Pace non mette d'accordo: i casi controversi nella storia

In passato c'è chi l'ha ricevuto e poi ha dichiarato guerra. Papa Francesco, i caschi bianchi siriani e l'UNHCR tra i possibili candidati per l'edizione 2017.

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Quando il Nobel per la Pace non mette d'accordo: i casi controversi nella storia

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Venerdì 6 ottobre alle 11 si saprà chi ha vinto il premio Nobel per la pace 2017. Il prestigioso riconoscimento, come è noto, è stato istituito per volontà testamentaria nel 1985 da Alfred Nobel, l’inventore della dinamite che fece fortuna producendo e vendendo armi. Ogni anno, la commissione per il Nobel invita un ristretto numero di persone (376, 148 e 228) a inviare le loro nomination per il premio. I nomi dei nominati non possono essere rivelati per almeno 50 anni, ma il numero delle nomination viene svelato ogni anno.

Il Nobel per la pace può essere assegnato a un individuo o a un’organizzazione. Tra i possibili candidati ci sono Papa Francesco, i “caschi bianchi” siriani, l’organizzazione che ha lo scopo di salvare il più alto numero possibile di persone in mezzo ai bombardamenti e alla guerra, ma anche l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR, e il suo Alto Commissario italiano Filippo Grandi. UNHCR lo ha già vinto due volte, nel 1954 e nel 1981.

Per assurdo che possa sembrare, perfino Benito Mussolini e Adolf Hitler (nel 1939) sono stati nominati per il Nobel per la Pace, e con loro anche Stalin (per due volte, nel 1945 e 1948). Questo, assieme all’occupazione stessa del signor Nobel alla cui memoria il riconoscimento è dedicato, dimostra quanto l’assegnazione di questo premio sia da sempre stata problematica e abbia creato contrapposizioni talvolta laceranti.

La polemica recente su Aung San Suu Kyi
Esempio vivente di quanto l’etichetta di Nobel per la pace possa diventare essere controversa è Aung San Suu Kyi, consigliere di stato birmana e una delle tre persone ad averlo vinto mentre si trovava agli arresti, nel 1991 (un destino condiviso solamente da altre due persone al mondo, il giornalista e pacifista tedesco Carl von Ossietzky e l’attivista cinese Liu Xiaobo, morto nel luglio di quest’anno).

La grande fuga della minoranza Rohingya, che l’Onu ha definito incubo umanitario, ha portato molti dei suoi illustri colleghi a prendere le distanze dalla leader in pectore della Birmania. Le critiche al suo silenzio, interrotto solamente il 19 settembre, sono arrivate anche dall’ex nobel per la pace Desmond Tutu, che ha puntato il dito sull’inefficacia dell’azione politica di Suu Kyi nel fermare stupri, violenze e eccidi. Oltre 421 Rohingya musulmani sono dovuti scappare nel vicino Bangladesh. Può sembrare un contro senso, visto che il premio Nobel le fu assegnato nel 1991 per la sua “lotta non violenta per la democrazia e i diritti umani”.


Nella lettera a Suu Kyi, “sua amata sorella più giovane”, Tutu ha scritto: “Se il prezzo politico per la tua ascesa al potere è stato il silenzio, allora si tratta di un prezzo certamente troppo alto”.

“E’ successo molte volte nella storia che chi ha vinto il Nobel venga poi criticato”, ha detto a Reuters il professor Geir Lundestad, segretario del comitato per il Nobel in Norvegia dal 1990 al 2014. Lundestad ha affermato che il premio rimane un riconoscimento attribuito a fin di bene nonostante alcuni dei premiati non abbiano mantenuto le aspettative in seguito.

Nobel per la pace: altri casi controversi
Un certo numero di vincitori alla fine si è trovata a dichiarare guerra o versare benzina sul fuoco dei conflitti. Il leader israeliano Menachem Begin, premiato nel 1978 per gli accordi di Camp David con Sadat, ordinò l’invasione del Libano nel 1982. Yassir Arafat, leader palestinese, ha condiviso il Nobel nel 1994 con Rabin e Peres per gli accordi di Oslo ma ha guidato il suo popolo durante la violenta seconda intifada contro l’occupazione israeliana.

Il leader sovietico Mikhail Gorbachev, che si aggiudicò il Nobel nel 1990 per il suo ruolo di pacificatore al termine della Guerra Fredda, mandò i carri armati nel 1991 per cercare di annichilire le velleità indipendentiste dei paesi baltici. Henry Kissinger lo condivise nel 1973 con la vietnamita Le Duc Tho per i tentativi (falliti) di mettere fine alla guerra nella penisola asiatica. Le Duc, l’unica ad aver mai rinunciato al premio, accusò Washington di aver violato il cessate il fuoco. La guerra finì nel 1975 con la caduta di Saigon. Quando l’ex presidente USA, Barack Obama, lo vinse nel 2009, pochi mesi dopo l’inizio del suo mandato, disse di essere sorpreso. Al momento di presentarsi a Oslo per ricevere il premio, a fine anno, aveva già ordinato di triplicare la presenza di militari americani in Afghanistan.

“Il passaggio da eroico, coraggioso difensore dei diritti umani e delle persone comuni a politico, un mondo inevitabilmente più sudicio, terra di compromessi, appanna la reputazione” dei laureati, ritiene Dan Smith, direttore dello Stockholm International Peace Research Institute. Madre Teresa, vincitrice del Nobel per la pace nel 1979 e canonizzata da Papa Francesco l’anno scorso, è stata duramente criticata nel 1994 dalla rivista medica britannica The Lancet per non fornire diagnosi né antidolorifici ai pazienti moribondi nel suo ospedale di Calcutta.

Anche la decisione di assegnare il premio all’Unione Europea nel 2012 è stata controversa. Bruxelles all’epoca stava imponendo dure condizioni finanziarie alla Grecia, stato membro: misure che secondo molti economisti hanno distrutto molte vite.

Dice a Reuters Asle Sveen, storico del premio Nobel: “E’ sempre rischioso promuovere qualcuno. Non si è in grado di prevedere cosa può accadere in futuro. E’ questo ciò che rende il Nobel per la pace diverso da tutti gli altri. Altrimenti lo si assegnerebbe solamente a chi è ormai in punto di morte”.

L’ultimo vincitore, il colombiano Santos
L’anno scorso il Nobel per la pace andò al presidente colombiano Juan Manuel Santos per i suoi sforzi tesi a finalizzare il processo di pace con le FARC, chiudendo così una guerra civile lunga 52 anni. I soldi del premio sono stati donati alle vittime del conflitto, come annunciato dallo stesso Santos nel corso di una “visita a Bojaya”:http://video.repubblica.it/mondo/colombia-il-presidente-dona-i-soldi-del-nobel-a-vittime-del-conflitto-con-le-farc/254830/255044.

Sapevate che…?
Ghandi fu nominato nel 1937, 1938, 1939 e 1947 e appena prima di morire assassinato, l’anno successivo. Non lo vinse mai. Nel 1948 però il premio non fu assegnato con la motivazione che “non esiste nessun candidato vivente meritevole”. Tra i grandi scrittori, furono fatti i nomi di Leo Tolstoy e del futuro “collega” Erich Maria Remarque. La prima donna ad averlo mai ricevuto è Bertha von Suttner, nel 1905. La scrittrice austriaca è famosa in tutto il mondo per il libro “Giù le armi”, opera pubblicata nel 1889.