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Referendum in Catalogna: Commissione UE invita al dialogo ma non condanna le violenze

Una posizione scomoda per la Commissione europea, che da una parte appoggia il governo spagnolo ma dall'altra dice no all'uso della violenza

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Referendum in Catalogna: Commissione UE invita al dialogo ma non condanna le violenze

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Nessuna condanna da Bruxelles al governo di Rajoy, al contrario il primo ministro spagnolo incassa un rinnovato sostegno per gestire la crisi politica in Catalogna.
Non è cambiata la posizione della Commissione europea che lunedì ha commentato in questo modo gli scontri di domenica tra i civili e la polizia, intervenuta per impedire lo svolgimento del referendum illegale per l’indipendenza della regione. “Chiediamo a tutte le parti in causa di passare dal confronto al dialogo”, ha affermato Margaritis Schinas. “La violenza non può mai essere uno strumento in politica. Abbiamo fiducia nella leadership del premier Mariano Rajoy, il quale saprà gestire questo difficile processo”.


Nel lungo faccia a faccia tra il portavoce dell’esecutivo europeo e la stampa, i giornalisti hanno messo sotto torchio l’istituzione che, secondo alcuni, avrebbe chiuso un occhio davanti alla violazione dei diritti fondamentali. “Ritengo che la Commissione non si stia assumendo la sua responsabilità nella difesa dei trattati, tra cui la Carta dei diritti fondamentali e l’obbligo di difendere la libertà di parola negli Stati membri”, sostiene Patrick Smith, giornalista dell’Irish Times.
E’ polemica anche sulla tempistica con cui la Commissione europea si è pronunciata: “viene da chiedersi perché non abbia fatto appello al dialogo prima del referendum”, spiega Jurek Kuczkiewicz de Le Soir. “Questa è una constatazione che tutti avevano fatto già prima del voto.”

Per la nostra corrispondente da Bruxelles, Ana Lazaro, “la tensione che si è creata in Catalogna ha portato la Commissione europea ad abbandonare il silenzio e ad affermare che la violenza non può mai essere uno strumento in politica, ma senza riuscire a creare le condizioni per un dialogo”.