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Catalogna verso il voto: ultime ore sotto tensione

Unionisti contro indipendentisti: la Spagna si divide e contende le piazze. Mobilitata la polizia e bloccate le infrastrutture per il voto informatico

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Catalogna verso il voto: ultime ore sotto tensione

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Unionisti contro indipendentisti: la Spagna si divide e contende le piazze


Manifestazioni e contro-manifestazioni. Voti e contro-voti. All’indomani del referendum simbolico contro la secessione catalana, e alla vigilia di quello reale, ma che il governo considera incostituzionale, a scendere in piazza sono le due anime della Spagna. In contemporanea a chi, a Barcellona, gridava la sua voglia di indipendenza, in migliaia hanno sfilato per l’unità da Madrid a Valladolid, Pamplona, Siviglia e nello stesso capoluogo catalano.

Lo zoom di euronews sulle manifestazioni contro l’indipendenza della Catalogna avvenute questo sabato


#EspanaSaleALaCalle, “la Spagna scende in strada”, l’hashtag con cui su Twitter rimbalzano foto e testimonianze delle mobilitazioni per l’unità della Spagna, avvenute in diverse città del Paese. Fra gli organizzatori Hazte Oir, gruppo tradizionalista di matrice ultracattolica, che aveva dato appuntamento per mezzogiorno davanti ai municipi di tutto il Paese

Colonne di mezzi della polizia e raid della Guardia Civil per impedire il voto informatico: sale la tensione a qualche ora dal referendum


La mobilitazione di colonne di veicoli della polizia prova intanto una tensione crescente. In esecuzione di un ordine della magistratura, sabato la Guardia Civil si è recata negli uffici catalani della “Segreteria delle telecomunicazioni e della sicurezza digitale”, per bloccare le infrastrutture informatiche necessarie al voto.


Su Twitter l’annuncio del Ministero degli interni spagnolo: “La Guardia Civil entra alla Cesicat, l’organismo della Generalitat (ndr: catalana) responsabile della cybersicurezza, per impedire il voto elettronico”


Sempre su Twitter, il Ministero degli interni spagnolo informa anche di aver “neutralizzato” il call center destinato a fornire il necessario appoggio tecnico al “referendum illegale”

Scure anche su Google: ordinato il ritiro della app, consigliata dal Presidente della Generalitat



E sempre per ostacolare il referendum, che Madrid considera illegale, la giustizia catalana ha ordinato a Google di rimuovere un’applicazione per cellulari, utilizzata per diffondere informazioni sul voto.


Lo stesso presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, consigliava su Twitter l’applicazione di cui la giustizia ha ordinato il ritiro: “Vuoi sapere dove andare a votare? – scriveva -. Scarica l’applicazione # 1Oct (per Android) e aggiornala quotidianamente per ricevere le novità

Occupazioni pacifiche e sigilli della polizia. Il braccio di ferro sulle scuole che ambiscono a diventare seggi


Circa 5.3 milioni i cittadini catalani chiamati ad esprimersi questa domenica. Per assicurarsi gli oltre 2.300 seggi che hanno promesso, organizzatori e sostenitori del referendum hanno occupato pacificamente diverse scuole. 163, quelle recensite dalla polizia catalana, che pur senza ricorrere alle maniere forti ha però rinnovato l’appello agli sgomberi entro l’alba di questa domenica. Un totale di circa 1.300 quelle a cui sono stati posti i sigilli, per evitare che vengano impiegate per ospitare dei seggi.


“Perché non ci sarà alcun referendum – si legge sull’account Twitter del Ministero degli interni spagnolo -. Perché nessuno è al di sopra della legge. Perché l’unità della Spagna è indissolubile”

“Il traguardo di un milione sarebbe già uno straordinario successo”


Salvo un piccolo e isolato incidente, che ha provocato tre feriti lievi, il confronto tra polizia catalana e occupanti delle scuole si è svolto sabato senza tensioni. “Gli agenti sono venuti per la prima volta ieri e sono stati molto gentili – racconta una donna -. Abbiamo detto loro che dormivamo qui, che eravamo pacifici. Poi oggi sono tornati e si è ripetuta la stessa scena”. “La nostra strategia? – le fa eco un altro occupante -. Un sorriso e mobilitare il più gran numero possibile di persone. Più ce ne saranno, meglio sarà”. Posizioni ribadite dallo stesso presidente dell’Assemblea Nazionale Catalana, Jordi Sanchez: “Se arrivassimo a un milione di votanti – ha detto – sarebbe già un esito esorbitante”.