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Come siamo arrivati a questo punto? Tutto quello che c'è da sapere sul referendum catalano

Il governo di appella alla Costituzione per contrastare il referendum e i sindaci catalani per il "Si" rischiano addirittura il carcere

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Come siamo arrivati a questo punto? Tutto quello che c'è da sapere sul referendum catalano

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Il 9 giugno il governatore della Catalogna Carles Puigdemont ha annunciato formalmente che il primo ottobre 2017 si sarebbe tenuto il referendum per l’indipendenza della regione dal governo centrale.
Il quesito è: “Vuoi che la Catalogna sia uno stato indipendente sotto forma di repubblica?”

L’11 settembre il governo spagnolo ha fatto appello alla Corte costituzionale contro la legge del referendum approvata dal parlamentino catalano, sostenendo che è contro la Costituzione e che è una norma “tipica di un regime autocratico”. Due giorni dopo, la Corte Costituzionale ha ammesso il ricorso del governo e ha sospeso la legge.

Come siamo arrivati a questo punto: la cronologia

Qual è la posizione del governo spagnolo?

Il presidente spagnolo Mariano Rajoy ha giurato che il referendum non si svolgerà e ha invitato i sindaci catalani a non tenerlo. Il governo spagnolo intende applicare l’articolo 155 della Costituzione, che dà all’esecutivo centrale l’autorità di “adottare le misure necessarie per forzare” una comunità autonoma che non adempia gli obblighi della Costituzione al suo “compimento forzato”.

Qual è la posizione dei principali attori politici spagnoli?

Pedro Sánchez, leader del Partito socialista, il principale partito di opposizione, si è schierato col governo di Mariano Rajoy, ma ha anche criticato la mancanza di dialogo che ha fatto precipitare la situazione.

La sinistra radicale di Podemos ha convocato un’ assemblea straordinaria di parlamentari e sindaci in tutta la Spagna per promuovere un referendum contro la politica di “repressione” del partito di governo.
“Le leggi sono dalla parte del governo, ma ciò non risolve un problema politico”, ha detto Pablo Iglesias, leader di Podemos. Il re Felipe di Spagna è contro il referendum ed ha detto pubblicamente che “i diritti di tutti gli spagnoli saranno tutelati di fronte a coloro che si situano al di fuori della legalità costituzionale”.

Cosa accadrà a coloro che continuano con il referendum?

La polizia spagnola ha già sequestrato volantini e manifesti pubblicati dal governo della Catalogna come propaganda a favore del “Sì”. Inoltre i Mossos d’Esquadra, la polizia regionale della Catalogna, sono disposti a impedire il referendum. Il governo spagnolo ha chiuso il sito principale relativo al referendum. Alcuni dei 700 sindaci catalani che hanno detto di sostenere la consultazione sono già stati chiamati a testimoniare dalla Procura superiore della Catalogna. Potrebbero subire multe, l’interdizione dalle loro funzioni e persino il carcere (in caso di condanne per abuso di potere e malversazione di denaro pubblico).

La questione del potere unilaterale
“C‘è un problema molto serio tra Catalogna e Spagna”, spiega il politologo Antoni Gutiérrez-Rubí in un’intervista a euronews . “Il governo potrà impedirlo, potrà agire duramente e rendere inefficaci i suoi promotori, però non potrà negare che esiste una domanda maggioritaria da risolvere in maniera democratica, in questo conflitto” tra lo Stato centrale e la Regione.

Per Abel Escribà Folch, professore di Scienze Politiche all’Universidad Pompeu Fabra di Barcellona, il problema risiede nella mancanza di comunicazione tra entrambi gli esecutivi.

“E’ difficile avere un dialogo, che nella maggioranza delle fasi non è comunque avvenuto in maniera produttiva e reale. Una parte, in ultima istanza, controlla il potere e può decidere in maniera unilaterale sull’altra, la Generalitat e la Catalogna, che rappresenta a sua volta una sua minoranza permanente”, ha detto l’accademico catalano a euronews. “Il referendum è la via per correggere questa ingiustizia che altera l’autogoverno senza mutuo consenso”.