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Tormenta in Vaticano fra critiche al Papa e il caso Milone

Una lettera accusa il Papa di eresia. L'ex revisore dei conti spiava personalità della Santa Sede

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Tormenta in Vaticano fra critiche al Papa e il caso Milone

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Resta rovente il clima in Vaticano col botta e risposta fra Santa Sede ed ex revisore dei conti vaticani Libero Milone che ha descritto il suo siluramento dal ruolo in uno stile quasi sovietico nel giugno scorso. Secondo il sostituto alla Segreteria di Stato , arcivescovo Angelo Becciu, le accuse dell’ex revisore contenute nelle interviste rilasciate sono “false e ingiustificate”.

Era scattata fin da subito una sceneggiatura ricorrente: Milone aveva chiesto di parlare col Santo Padre e la cosa gli venne negata. Era successo anche all’ex Presidente della Banca Vaticana Ettore Gotti Tedeschi.

Le informazioni a lento rilascio da e sul Vaticano sono una costante. Degli ultimi giorni è anche la lettera resa pubblica da un gruppo di studiosi della frangia conservatrice della Chiesa inviata a Papa Francesco l’11 agosto scorso nella quale si chiede chiarezza sulle novita’ introdotte dalla Amoris Laetitia in materia di matrimonio e famiglia. Nella missiva si indicano ‘‘sette posizioni eretiche, riguardanti il matrimonio, la vita morale e la recezione dei sacramenti’‘.

Da qui la decisione della denuncia pubblica e di rivolgere a papa Francesco l’esplicita richiesta di correggere gli errori da lui “sostenuti e propagati”. Il tutto è stato diffuso anche sul sito appena diffusa sul sito www.correctiofilialis.org

“Beatissimo Padre, (…) siamo costretti a rivolgerLe una correzione a causa della propagazione di alcune eresie sviluppatesi per mezzo dell’esortazione apostolica ‘Amoris laetitia’ e mediante altre parole, atti e omissioni di Vostra Santità”.

Critiche non del tutto nuove verso Francesco che fino ad oggi non ha reagito.

Non ci sono precedenti nella storia moderna della Chiesa. Bisogna risalire al 1333 quando una “correzione” pubblica rivolta al papa per le eresie da lui sostenute venne poi rigettata da Papa Giovanni XXII.