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L'Ue teme la nascita di uno stato curdo

Al centro delle preoccupazioni, instabilità e petrolio. Ma per i curdi un Kurdistan indipendente sarebbe un ottimo alleato per l'Ue

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L'Ue teme la nascita di uno stato curdo

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L’Unione europea ha paura di un Kurdistan indipendente, ma non dovrebbe.
È quello che pensano molti curdi. Ebubekir Işık, uno studioso della questione curda residente a Bruxelles dal 2012, dove ha conosciuto la moglie turca, è nato a Istanbul ma i suoi genitori sono originari del sud-est della Turchia. Per lui se il Kurdistan iracheno conquistasse l’indipendenza, l’Unione europea avrebbe solo da guadagnarci: “Potremmo assistere fra quattro o cinque anni alla nascita di uno stato curdo indipendente, che sarebbe più democratico, più laico, un alleato affidabile per gli Stati Uniti e per l’Europa nella regione”.

Erbil e il resto della regione attendono con trepidazione la data di questo lunedì, quando dovrebbe tenersi il referendum sull’indipendenza. Un referendum nei confronti del quale però l’Unione europea ha espresso la sua netta opposizione, definendolo un’“azione unilaterale” e una “misura controproducente”.

Una posizione che non può che sorprendere il popolo da anni in prima linea nel conflitto internazionale contro Isil, in Iraq come in Siria, che sente quindi di essersi guadagnato dei diritti sul campo, dice Marc Pierini di Carnegie Europe: “I curdi pensano che la coalizione guidata dagli Stati Uniti, e di cui fanno parte quasi tutti i paesi europei, abbia un debito verso di loro. Non credo nel senso di un appoggio esplicito all’indipendenza, ma piuttosto un sostegno diplomatico per trovare una soluzione”.

Una soluzione che includa l’eterno rompicapo della distribuzione delle risorse, soprattutto il petrolio, fonte principale di instabilità nella regione da decenni. Come ricorda Ebubekir Işık, “Nella regione dove vivono i curdi si trovano colossali giacimenti di petrolio. La città di Kirkuk è uno dei migliori esempi, ed è una delle ragioni per le quali il governo centrale iracheno e il governo regionale del Kurdistan non sono riusciti a trovare un accordo sui territori contesi, uno degli ostacoli principali a qualunque tipo di dialogo fra Erbil e Baghdad”.

Petrolio che arriva in Europa, e di cui l’Unione europea teme forse che l’approvvigionamento possa subire in qualche modo le conseguenze di una secessione della regione dall’Iraq.