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Clima, John Kerry: "L'accordo di Parigi? Un errore enorme la marcia indietro di Trump"

Sasha Vakulina, euronews: E’ con noi John Kerry, ex Segretario di Stato degli Stati Uniti.

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Clima, John Kerry: "L'accordo di Parigi? Un errore enorme la marcia indietro di Trump"

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Sasha Vakulina, euronews: E’ con noi John Kerry, ex Segretario di Stato degli Stati Uniti. Negli ultimi anni abbiamo assistito a dei grandi cambiamenti politici in tutto il mondo. Qual è la posizione degli Stati Uniti in questo nuovo scenario? Secondo lei il ruolo del paese cambierà?
“Spero di no. Sono convinto che gli Stati Uniti debbano restare al centro della scena. Credo nel multilateralismo e nella diplomazia ed è molto importante che gli Stati Uniti continuino ad indicare la via da seguire su argomenti fondamentali come il cambiamento climatico, la non proliferazione e le iniziative di pace.

La mia speranza è che gli Stati Uniti continuino ad avere il ruolo importante che hanno oggi. Alcuni fattori sembrano indicare che il mondo potrebbe muoversi in una direzione differente e questo mi preoccupa. La mia speranza è che continueremo ad essere un punto di riferimento come lo siamo stati in passato”.

Come si stanno muovendo gli Stati Uniti per quanto riguarda la crisi con la Corea del Nord?
“Gli Stati Uniti sono convinti dell’assoluta necessità di portare avanti il programma di denuclearizzazione della Corea del Nord e continueranno ad esserlo.

Sono d’accordo con la politica di Trump di aumentare le pressioni sulla Cina affinché faccia di più, perché la Cina può fare molto di più. L’idea che la Corea del Nord sia vicina al collasso è ridicola, la Cina deve fare di più.

L’amministrazione Trump ha spinto in due occasioni per nuove sanzioni nei confronti della Corea del Nord ma non è ancora abbastanza. Lo sappiamo noi e lo sa anche la Cina. Penso sia importante continuare a mettergli pressione.

La Cina fornisce alla Corea del Nord il cento per cento del carburante per macchine, camion ed aerei. Pechino è la fonte di quasi tutte le operazioni bancarie che si svolgono lì.

Quindi la Cina può chiaramente fare la differenza e spero che in futuro abbia un ruolo sempre più importante sul palcoscenico globale, accettando tutte le responsabilità che ne derivano e cambiando le dinamiche del rapporto con la Corea del Nord”.

Cosa può fare la Russia per contenere la Corea del Nord?
“La Russia può aiutare la Cina a capire che si tratta di un passo importante da compiere. La chiave di tutto è evitare il veto di Cina e Russia nel consiglio di sicurezza dell’Onu”.

L’attuale amministrazione sta provando a ribaltare alcune delle politiche dell’amministrazione Obama, come ad esempio l’accordo di Parigi sul clima. Un tema che le sta particolarmente a cuore.
“Questo perché sono stato molto coinvolto nella negoziazione dell’accordo sul cambiamento climatico ed ero a Parigi quando siamo giunti ad un’intesa. Penso che la decisione del presidente Trump di fare marcia indietro sia un errore enorme. Non è supportata dai fatti, non ha alcuna base scientifica. Inoltre il presidente si è giustificato dicendo che l’accordo di Parigi sarebbe stato un peso per gli Stati Uniti, ma non è così.

L’accordo non impone niente a chi l’ha sottoscritto, ogni paese è libero di seguire la propria strada. E’ un’altra occasione per gli Stati Uniti di indicare la via, ci sono milioni di potenziali posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili. Mi piacerebbe che gli Stati Uniti continuassero sulla strada tracciata dall’amministrazione Obama”.

Ci sono possibilità che l’amministrazione Trump faccia marcia indietro?
“No, non credo prorio, almeno non a breve termine. Ma le dico questo: in America i grandi stati che hanno voce in capitolo come New York, New England e California continueranno a fare quanto stabilito dall’accordo di Parigi. Quindi gli Stati Uniti, nonostante la decisione di Trump, rispetteranno in qualche modo l’accordo”.

Ora che non è più nell’amministrazione, cosa la tiene sveglio la notte Quali sono le sue preoccupazioni più grandi?
“Beh, prima di tutto ho imparato a non stare sveglio di notte. Credo che sia necessario mettere le cose nella giusta prospettiva. Ci sono questioni che mi preoccupano molto. Una di queste è il cambiamento climatico di cui abbiamo appena parlato. Non stiamo rispondendo abbastanza velocemente a questo cambiamento. Un’altra è l’estremismo religioso. E poi la necessità di garantire un’educazione e un’opportunità a 2 miliardi di ragazzi sotto i 15 anni.

Penso che potremmo fare un lavoro molto migliore per modernizzare assistenza sanitaria ed educazione nei paesi più poveri. Penso ci siano molte cose in cui potremmo migliorare tutti assieme. Sono un sostenitore del multilateralismo. Una delle cose che mi preoccupano in questo momento è che l’attuale amministrazione si sta tirando indietro dalle responsabilità che un paese come il nostro dovrebbe assumersi”.

L’Università di Yale le ha conferito la carica di distinguished fellow for global affairs, è corretto?
“Penso che la chiamino così”.

Qual è la domanda più frequente che le fanno gli studenti?
“Beh, la maggior parte degli studenti mi chiede consigli su come iniziare a lavorare nel proprio settore di competenza. Vogliono sapere come sono entrato in politica e poi come sono arrivato ad occuparmi di politica estera. Pensano alle loro carriere, al loro futuro”.

Che consigli gli darebbe?
“Provo a dirgli di non preoccuparsi troppo, di non avere fretta. Oggi i giovani hanno più tempo di quanto credano per decidere quale carriera intraprendere. Quindi non c‘è motivo di avere fretta. Al giorno d’oggi è possibile avere due o tre carriere. Hanno tutto il tempo per provare strade diverse e prendersi qualche rischio.

Gli dico anche che non devono scegliere quale strada prendere troppo presto, perché poi tra 10 o 15 anni potrebbe pentirsi e pensare: “avrei potuto provare qualcos’altro”. Penso sia importante non precludersi alcuna possibilità”.