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Olimpiadi: c'è chi dice "no"

All'ombra della festa a Parigi, la storia di Roma e le altre: le città europee, che hanno rispedito i Giochi al mittente

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Olimpiadi: c'è chi dice "no"

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Boston ne sa qualcosa (e Los Angeles ringrazia)


Gli occhi sono ora tutti puntati sulla festa di Parigi e Los Angeles, ma c‘è anche chi dice “no” (e forse tira un sospiro di sollievo). Boston, il cui dietrofront ha spianato la strada alla città degli angeli, lo sa bene: le Olimpiadi non sono sempre le benvenute. Due, oltre a Roma, le metropoli europee che hanno ritirato la candidatura a quelle del 2024.

Budapest: la valanga di firme che ha spaventato il governo


“NOlympia” il motto che a Budapest ha accompagnato la petizione lanciata dal movimento “Momentum”: 260.000 firme per sottoscrivere che i finanziamenti per le Olimpiadi andavano investiti altrove e rischiavano di alimentare la corruzione, che a febbraio hanno fatto capitolare il governo, terrorizzato dalla prospettiva di un referendum.

Raggi e il no alle “Olimpiadi del mattone”


Pochi mesi prima era stata Roma a fare dietrofront. Presentata nel dicembre 2015 al motto di un dossier “low cost” e con promesse di un iniezione nel Pil del Lazio di quasi mezzo punto percentuale, la candidatura della Capitale non ha retto all’arrivo al Campidoglio di Virginia Raggi. Ancora troppi, per la neo-sindaca, i 5,3 miliardi di investimenti necessari: “No alle Olimpiadi del mattone – tuonava a settembre, scrivendo così di fatto la parola fine -. A pagare questi Giochi sarebbero i romani e gli italiani, accettarli sarebbe irresponsabile”.

“Il “no” di Virginia Raggi alle Olimpiadi, in un’intervista esclusiva a euronews

Amburgo cambia idea (e priorità)


Ancora meno era durato il sogno di Amburgo: a marzo 2015 preferita a Berlino, la città portuale tedesca ha poi presto cambiato idea. Crollato da oltre il 60%, e spazzato via da emergenza migranti e altre crisi internazionali, il consenso ai Giochi si è arreso a novembre a un referendum che, forte di una sorprendente partecipazione, ha sancito il “no” con quasi il 52%.