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Francia, l'autunno caldo di Macron

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Francia, l'autunno caldo di Macron

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Riforma del mercato del lavoro o status quo? Si gioca su questa battaglia il futuro politico di Emmanuel Macron. La sua contestatissima riforma del lavoro, nel paese con il più alto salario minimo al mondo, tiene ormai banco da settiimane. Il paese non ha più i mezzi per mantenere in piedi il suo generosissimo stato sociale, ma l’intransigenza, il rifiuto delle riforme, a destra e a sinistra, e il fatto che Macron proceda come una ruspa a colpi di decreti legge, mettendo la sordina al dibattito parlamentare, spiegano il perché ci si attenda un autunno di fuoco nell’esagono. I sindacati sono sul piede di guerra.

Fra i cambi più duri, i limiti ormai imposti non tanto ai licenziamenti economici quanto agli indennizzi decisi dai tribunali del lavoro e la possibilità delle aziende di decidere con i propri dipendenti, in interno, accordi che esulino da quello che è il contratto nazionale del lavoro. Questo equivale a contratti diversi, ma soprattutto è un colpo mortale ai sindacati nazionali che perdono potere di pressione. Obiettivo di tutto è un tasso di disoccupazione del 7% nel 2022, oggi siamo al 9,4%

Macron dispone di una schiacciante maggioranza parlamentare anche se la fiducia dei francesi nei suoi confronti sembra essersi incrinata con un crollo dei consensi superiore a quello già disastroso di François Hollande.

La scommessa sul lavoro, perché di questo si tratta, è quella su cui Macron ha puntato per rilanciare l’esagono, ma soprattutto ha cercato di sferzare i francesi criticando i fannulloni, un approccio che ricorda le accuse ai gufi in Italia. Il caratttere francese però è molto meno incline accettare critiche del genere. Le prossime settimane saranno decisive.