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Un esercito per la Catalogna

Per il presidente catalano con l'indipendenza sarà necessaria una politica di difesa. Ma non tutti sono d'accordo

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Un esercito per la Catalogna

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“Un esercito e una politica di difesa sono assolutamente indispensabili” per una futura Catalogna indipendente dalla Spagna. Ne è convinto Carles Puigdemont, presidente separatista della regione autonoma, che ha rilanciato il dibattito sulla questione in una sessione Facebook Live. Fra gli argomenti a favore, la minaccia terrorista.

L’argomento non lascia indifferenti i catalani. Fra i favorevoli c‘è Marc Gafarot, esperto di relazioni internazionali, secondo il quale “La Catalogna dovrebbe assumersi le sue responsabilità in materia di difesa”, con l’obiettivo di “preservare la pace e la stabilità”.

“Tutti i paesi membri dell’Unione europea dispongono di un esercito, non sarebbe bene che la Catalogna fosse una ‘rara avis’, priva di una sua politica di difesa”, spiega Gafarot, aggiungendo che l’esistenza di un esercito potrebbe facilitare il riconoscimento internazionale della regione come stato sovrano.

Non la pensa allo stesso modo Jordi Armadans, direttore della fondazione per la pace Fundipau, secondo il quale un esercito è tutt’altro che necessario. Se la Catalogna diventasse indipendente, afferma, dovrebbe “fare le cose in maniera diversa. Non bisogna copiare quello che fanno tutti gli altri”. Fa quindi l’esempio della Costa Rica e dell’Islanda, entrambe prive di un esercito permanente. “Sono modelli interessanti – dice – che servono da esempio per dimostrare che non abbiamo tutti bisogno di un esercito”.

Armadans osserva inoltre che il militarismo implica partecipare ai conflitti, contribuire allo sviluppo del commercio di armi e sviluppare una politica nucleare. È invece molto importante, conclude “disporre di un buon servizio d’intelligence e promuovere la cybersicurezza”.

Come potrebbe essere un ipotetico esercito catalano?

Secondo Marc Gafarot, se la Catalogna diventasse indipendente, entro dieci anni dal momento in cui si costituisse come stato, “dovrebbe avere un esercito fra i 15 mila e i 20 mila effettivi”. Non solo, ma “la marina avrebbe un peso importante”, considerata la situazione geografica della regione.

Il modello da seguire, spiega, è quello di Danimarca, Austria, Irlanda o Svezia”. “Soprattutto quello della Danimarca sarebbe un modello di riferimento”. Per quanto riguarda i costi, Gafarot ricorda che “la Nato chiede che ogni paese destini il 2 per cento del pil alla politica di difesa, una cifra che però in Europa raggiungono pochissimi paesi”. Secondo la Banca Mondiale, la Francia spende il 2,3 per cento del pil nella difesa, il Regno Unito l’1,8 per cento, l’Italia l’1,5, Germania e Spagna l’1,e e la Danimarca l’1,1 per cento.

Non convinti i partiti pro-indipendenza

I due partiti che appoggiano l’indipendenza, Erc e Cup, non condividono le convinzioni di Puigdemont: secondo la prima segretaria del parlamento catalano, la repubblicana Anna Simó, non è questo il momento di lanciare il dibattito, ma bisognerebbe attendere il momento in cui sia stato avviato il processo per la costituzione di uno stato indipendente; mentre la deputata Cup Gabriela Serra ha twittato questo messaggio rivolgendosi a Puigdemont: “Presidente, non è etico usare i drammatici attacchi terroristici per giustificare la necessità di un esercito. Nulla giustifica il militarismo”.


Il leader catalano le ha risposto in parlamento, escludendo la possibilità che la Catalogna possa riuscire a dotarsi di un esercito convenzionale, insistendo però che se il processo per l’indipendenza dovesse avanzare sarebbe coerente pensare a una politica di difesa.

Dal canto loro i partiti unionisti hanno accusato Puigdemont di aver aperto un “falso dibattito” dal momento che il governo spagnolo considera illegale il referendum in programma il 1° ottobre.