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"Europa: la ripresa si consolida, ma i rischi cominciano adesso"

Il direttore del CESP, Daniel Gros: "Bene il trend, ma ora dobbiamo essere cauti"

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"Europa: la ripresa si consolida, ma i rischi cominciano adesso"

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L’Eurozona consolida la sua crescita, ma non riposi sugli allori. Alla revisione al rialzo delle sue stime, pubblicata mercoledì da Moody’s, replica da Bruxelles il direttore del CEPS, il Center for European Policy Studies. Se a fronte degli Stati Uniti, per cui gli orizzonti si offuscano, l’Europa sorride, Daniel Gros intima però di non abbassare la guardia, sollecita la BCE a tornare a una politica monetaria più ordinaria e, plaudendo la FED per i suoi sforzi di “normalizzazione”, parla di Stati Uniti ora tornati coi piedi per terra, dopo “l’azzeramento delle aspettative Trump”.

Qui il comunicato di Moody’s con la revisione delle sue stime relative al complesso dell’Eurozona e agli Stati Uniti

“Europa spesso al di sopra delle attese: è d’ora in poi che bisogna fare attenzione”


Nei dati di Moody’s, Gros vede anzitutto la conferma di un trend. “L’Eurozona era sulla buona strada già da un anno – dice – perché si sa che l’austerità all’inizio costa in termini di crescita, ma dopo da anche un dividendo, magari anche un doppio dividendo. Questo rapporto è solo la conferma di qualcosa che è già in atto ed è già in atto da qualche mese, direi più di un anno. È una tendenza dell’Eurozona di essere sempre un po piu forte e anche più forte delle attese, ma adesso le attese hanno raggiunto lo stato attuale, quindi d’ora in poi bisogna essere cauti”.

Moody’s cita i cresciuti consumi delle famiglie e una fiducia dei consumatori ai massimi da 16 anni come principali motori della revisione in positivo delle sue stime. Pur riconoscendo l’incidenza dei fattori menzionati dall’agenzia di rating, Gros imputa tuttavia questo trend positivo soprattutto al ruolo di un export europeo che negli ultimi anni ha dimostrato di tenere bene anche di fronte alla concorrenza cinese.

“Elezioni e prospettive: scarsa l’incidenza nel breve periodo, ma si segua la ricetta tedesca”



Qui il comunicato di Moody’s con il dettaglio delle cifre su Germania, Italia e Francia

Se, Germania, Francia e Italia, secondo Moody’s faranno meglio delle attese, il direttore del CESP minimizza l’impatto che recenti o imminenti elezioni potranno in questi paesi avere sul breve periodo. “Non bisogna sopravvalutare quanto può fare un governo diverso in un dato paese – dice Gros -. Abbiamo visto tantissimi governi diversi in Italia, ma il trend della crescita è sempre stato al ribasso. Adesso le cose stanno migliorando un po’, ma un governo di destra o sinistra non farebbe una grande differenza”. Importante è a suo dire piuttosto che in barba a etichette o bandiere, i governi di turnino tengano a mente la via da seguire: “La ricetta vincente – dice ancora Gros – è sempre quella di mettere prima a posto la finanza pubblica, poi fare alcune riforme sul mercato sul lavoro e aspettare, perché ci vuole del tempo per vedere i risultati. Questa è la ricetta che la Germania ha seguito qualche anno fa, la Francia si sta accingendo a fare la stessa cosa. In Italia il dibattito pubblico è invece ancora aperto, non si sa cosa farà l’Italia”.

Gli Stati Uniti di nuovo coi piedi per terra: dopo l’euforia, si è sgonfiato “l’effetto Trump”


Riviste invece al ribasso, oltreceano, le previsioni di Moody’s sulla crescita degli Stati Uniti nei due prossimi anni. Numeri che, pur se superiori a quelli europei, traducono però una tendenza opposta. Nulla, tuttavia, che secondo Gros suggerisca che gli Stati Uniti debbano trarre ispirazione dal Vecchio Continente: “L’economia americana è molto diversa – dice -. Più che riflettere un ‘effetto Trump’ questi dati riflettono un azzeramento delle ‘aspettative Trump’ che erano un po’ gonfiate all’inizio. Si torna più o meno alla stessa situazione di prima di Trump, con un’economia americana che rimane robusta, ma il cui potenziale di crescita è un po’ più basso di quanto si pensasse prima”. Non è poi da escludere anche uno sfasamento ciclico, spiega ancora Gros: “Possibile però che gli Stati Uniti, dove il ciclo economico ha girato prima, abbiano toccato i massimi prima di noi – dice -. Non illudiamoci, però se ci fosse una frenata forte negli Stati Uniti, noi ne risentiremmo in Europa”.

“Bene la Fed, un po’ meno la BCE: si abbia il coraggio di tornare alla normalità”


Un plauso, Gros lo rivolge poi alla Federal Reserve Bank americana. Contrariamente alla BCE, a cui suggerisce un ritorno a politiche “più ordinarie”, il direttore del CESP condivide le recenti scelte della FED: “Secondo me sta seguendo il sentiero giusto – dice -: sta aumentando i tassi, anche se l’inflazione è ancora bassa, perché dice che con una disoccupazione così bassa non conviene più fare delle politiche eccezionali. Sta normalizzando gradualmente la sua politica. Anche se secondo me potrebbe farlo un po’ più rapidamente, è comunque sulla buona strada”.

Da ridimensionare, secondo Gros, l’incidenza generalmente riconosciuta agli interventi della Banca Centrale Europea: “Secondo me l’impatto di quello che sta facendo la BCE è molto sopravvalutato – dice -. I tassi sono bassi perché sono bassi un po’ ovunque nel mondo. Acquistare tutto il debito pubblico serve a poco perché i mercati finanziari sono comunque molto calmi. Per una banca centrale che pensa nel medio e lungo termine non c‘è ragione di continuare questi acquisti massicci di titoli pubblici, perché il quadro economico è già molto robusto e l’inflazione lentamente sta rivenendo. Il segnale giusto, da parte della BCE, sarebbe di smetterla con questa politica non convenzionale e tornare verso una politica monetaria più normale”.