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Brexit: nessun progresso decisivo

Conlcuso il terzo ciclo di negoziati. Londra e Bruxelles sono ancora lontane dal trovare un accordo per via delle profonde divergenze sulle questioni principali

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Si conclude con un nulla di fatto il terzo ciclo di negoziati per l’Uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Giovedì il negoziatore europeo, Michel Barnier, ha dichiarato che non sono stati fatti progressi decisivi sulle questioni principali del divorzio, tra cui i diritti dei cittadini e il mercato unico.
“Il Regno Unito vuole riacquistare il controllo e vuole adottare le proprie norme e regolamenti – ha affermato durante la conferenza stampa – ma vuole anche che i suoi standard siano riconosciuti automaticamente dall’Unione europea. Questo è quello che che prevedono i documenti presentati dal Regno Unito ed è semplicemente impossibile. Non si può stare al di fuori del mercato unico e allo stesso tempo adottare il proprio sistema legale”.


Le trattative rimangono bloccate anche su un’altra nota dolente: il conto salato che Londra dovrà pagare a Bruxelles, una fattura che oscillerebbe tra i 60 ed i 100 milioni di euro.
Per la prima volta il governo britannico si è detto disposto a discuterne, ma non sembra esserci una volontà del Regno Unito di riconoscere gli obblighi finanziari presi in passato con l’Unione europea.

“Per quanto riguarda l’accordo finanziario – ha affermato David Davis, ministro britannico per la Brexit – la Commissione ha stabilito la sua posizione e noi abbiamo un dovere nei confronti dei nostri contribuenti di analizzarla rigorosamente. Ma come abbiamo detto nella lettera che invocava l’ articolo 50, la soluzione dovrebbe essere conforme alla legge e nello spirito di continuare la la partnership tra il Regno Unito e l’Unione europea”.

Ma mentre i negoziati ufficiali si arenano su molti fronti, l’ex primo ministro britannico Tony Blair intesse trattative parallele con Bruxelles per trovare un accordo sull’immigrazione che possa far restare il Regno Unito in Europa.

Theresa May continua invece il suo tour diplomatico per stabilire accordi commerciali bilaterali con i maggiori partner internazionali e proprio giovedì, durante la sua visita in Giappone, ha annunciato di volersi ricandidare per le elezioni del 2022.