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Passau, porta della Germania alla fine della rotta balcanica dei migranti

Questo è il primo dei nove incontri “a 360 gradi” che faremo in vista delle elezioni tedesche il 24 settembre.

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Passau, porta della Germania alla fine della rotta balcanica dei migranti

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Questo è il primo dei nove incontri “a 360 gradi” che faremo in vista delle elezioni tedesche il 24 settembre. Abbiamo incontrato Masih Rahimi, uno dei milioni di immigrati in Germania che non possono votare.

“Il mio nome è Masih Rahimi, vengo dall’Afghanistan e ho 21 anni. Sto studiando informatica e vivo a Passau, in Germania, da quattro anni”. Diversamente dalla sua famiglia, a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiati, Masih ha solo un permesso di soggiorno temporaneo. Se dunque non troverà un lavoro al termine della sua formazione nel 2018, dovrà essere rimpatriato.

“Al’inizio pensavo che sarebbe stato difficile vivere qui, perché in Afghanistan abitavo in una grande città. Ora trovo Passau una bella cittadina che offre molto, mi piace”, racconta Masih a Korbinian Klinghardt, giornalista del quotidiano locale “Passauer Neue Presse”, “Le persone sono gentili, ci aiutano. Se qualcuno non parla tedesco, ad esempio, ci fanno partecipare a corsi di lingua. Se abbiamo bisogno di un dottore, ci accompagnano per spiegare il nostro problema”.

“Passau è una città al confine con l’Austria, alla fine della rotta balcanica dei migranti. Nell’estate del 2015 questa piccola cittadina bavarese ha accolto centinaia di persone che volevano entrare in Germania. Tra i volontari che hanno dato una mano in questa delicata fase c’era anche Masih Rahimi, che viveva a Passau già da due anni.

Due volte a settimana il giovane gioca in una squadra di calcio locale. Fare sport è anche un modo per trovare amici e migliorare la lingua: “Parliamo prima o dopo le partite, abbiamo riunioni. E se vinciamo andiamo al ristorante o al bar del club”, racconta il giovane.

Riguardo al numero limite di migranti accogliere, fortemente voluto dalla CSU, alleato bavarese della CDU di Merkel, l’afghano commenta: “Da un certo punto di vista hanno ragione a dire che la Germania ha troppi immigrati e che non ha bisogno di aprire la porta ad altre persone. D’altra parte non è possibile dire che i migranti non hanno più diritto di venire qui, perché le loro vite sono in pericolo nei paesi d’origine”.

Infine sulla possibilità di non trovare lavoro ed essere rimpatriato in Afghanistan Masih Rahimi afferma: “Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Se non troverò un lavoro fisso presso l’azienda in cui sto facendo la formazione, lo cercherò da un’altra parte. Sono una persona ottimista”.