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Esa-Pekka Salonen e un concerto per violoncello diabolicamente intricato


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Esa-Pekka Salonen e un concerto per violoncello diabolicamente intricato

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Un concerto per violoncello diabolicamente intricato e ispirato alla space music. L’inchiostro sullo spartito è ancora fresco ma il compositore e direttore d’orchestra finlandese Esa-Pekka Salonen non ha perso tempo: dopo la premiere dello scorso marzo a Chicago, Salonen ha presentato la sua nuova opera al Festival di Helsinki, in corso fino al 3 settembre, assieme al violoncellista franco-tedesco Nicolas Altstaedt.

“Il violoncello – dice Salonen – è uno strumento fantastico per cui scrivere. Per via della vasta gamma di espressioni, delle dinamiche e della qualità umana del suono. Basta ascoltarne una sola nota per avere l’impressione che qualcuno ti stia parlando. In genere utilizzo la natura come metafora per descrivere la mia musica. Il mio ultimo concerto può essere paragonato a gruppi di nuvole che attraversano il cielo”.

Nel suo ultimo lavoro c‘è spazio anche per l’elettronica. L’utilizzo di loop registrati in tempo reale, permette al violoncellista di interagire con la sua stessa musica.

“Ascolto la prima battuta, il modo in cui suona e penso: ‘Sono davvero io?’ – dice Nicolas Alstaedt -. Il violoncello è in loop, quindi posso suonarci sopra. Essere ispirato dalla tua stessa eco rende l’esperienza più vivida. La qualità più grande di Esa-Pekka in quanto musicista è che ha fiducia in te e ti concede grande libertà. E’ un privilegio unico poter lavorare con il compositore in persona ad uno dei suoi capolavori”.

“Quando ascolto qualcuno suonare la mia musica – spiega Salonen – imparo qualcosa sulla mia stessa composizione. Mi accorgo di sfumature, espressioni, frasi e narrative a cui non stavo pensando mentre componevo e questo mi rende felice”.

Composizione e conduzione sono due attività che si integrano e non si escludono a vicenda. “La composizione ha un ruolo centrale nella mia vita interiore – ammette Salonen -. Non c‘è una sola ora in cui non pensi almeno per qualche momento a qualcosa di correlato in qualche modo alla composizione. Anche mentre dirigo un’orchestra sono sempre all’erta. Penso ‘questa soluzione funziona, devo ricordarmi che questa combinazione di strumenti è favolosa e prenderne nota’”.

“Avere una mente compositiva sempre vigile – conclude Salonen – mi dà la certezza di imparare ogni volta qualcosa di nuovo”.

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