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Barcellona: lo sgomento della comunità islamica di Ripoll

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Barcellona: lo sgomento della comunità islamica di Ripoll

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La Moschea della comunità islamica di Annour Ripoll, nel nord della Catalogna, aveva accolto l’imam Abdelbaki Es Satty, morto nell’esplosione di Alcanar, il giorno prima dell’attentato sulla Rambla di Barcellona. Sembra fosse lui l’ideologo della cellula jihadista che ha agito a Barcellona e a Cambrils.
Euronews ha intervistato il presidente della comunità islamica di Ripoll, ALÍ YASSINE.

VICENÇ BATALLA, Euronews: “I responsabili della comunità, qui dentro alla moschea, sono ancora scolvolti per le notizie avute sul ruolo dell’imam Abdelbaki es Satty. Non sapevano nulla del suo passato nelle carceri spagnole nè dei suoi viaggi in Belgio. Si meravigliano che nessuno abbia detto loro nulla…”

L’Imam era stato in prigione in Spagna tra il 2010 e il 2014 per traffico di droga e su di lui pendeva un ordine di espulsione dal Paese.

ALÍ YASSINE: “Parlava di islam, non c’erano minacce, non c’erano messaggi radicali. Non c’erano elementi per dire che nascondesse qualcosa,,,quello che faceva fuori era un’altra cosa, Qui veniva con una faccia, fuori ne aveva un’altra. Ci sentiamo ingannati, sia noi, sia la famiglia dei giovani che hanno colpito a Barcellona”.

L’imam è arrivato a Ripoll nel 2015. In un primo momento ha lavorato in un’altra Moschea del Paesino. Poi è arrivato in questa.

ALÍ YASSINE: “Se n‘è andato qualche giorno dopo il ramadan, ci ha chiesto tre mesi di ferie. Ci disse che se ne andava in Marocco e che poi sarebbe tornato. Noi siamo stati molto chiari con lui, gli abbiamo detto che se voleva andare via sarebbero state al massimo tre settimane”.

Al principio del 2016, Es Satty è andato in Belgio, nella città di Vilvoodre, chiedendo di essere accettato come imam, ma senza successo. Le autorità belghe dicono di aver avvertito la polizia spagnola che l’uomo aveva contatti con ambienti jihadisti.

ALÍ YASSINE: “La verità è che non abbiamo ricevuto nessun messaggio di questo tipo da nessuna autorità. Nessuno ci ha detto che era stato in carcere. Se avessimo saputo che era stato 4 anni in carcere per problema di droga, non sarebbe mai entrato qui dentro”.