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Londra: la fine amara di due leggende dell'atletica


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Londra: la fine amara di due leggende dell'atletica

Vivere da leggenda e finire come un qualunque corridore della domenica. Destino amaro per Usain Bolt, che si è infortunato mentre correva, per la Giamaica, l’ultima frazione della staffetta 4X100 ai mondiali di atletica di Londra; era la sua ultima gara e il campione è rimasto a terra dolorante per crampi. Alla fine la staffetta 4 × 100 è stata vinta dalla Gran Bretagna, terzi gli americani.
Bolt dopo ore di silenzio si è manifestato con un video su snapchat e si è scusato con tutti: “Non era certo questo il modo col quale avrei voluto dirvi addio. Ho dato tutto, in pista. Ho dato tutto me stesso, come sempre. Mi spiace non essere nemmeno riuscito salutarvi” – aggiunge Bolt.
L’amarezza dei velocisti e dei fan, è grande. Yohan Blake, velocista giamaicano: “Dentro lo stadio era troppo freddo. Noi continuavamo a scaldarci durante l’attesa. Usain è un amico, un compagno di squadra, mi ha molto toccato vederlo a terra contorcersi. Bolt doveva vincere, non doveva finire così”.
Velocista americano Justin Gatlin: “Penso che siamo stati nello stadio troppo a lungo senza i vestiti addosso. Capisco che ci siano dei tempi televisivi, ma penso che ci saremmo dovuti svestire un po’ dopo. Ci siamo raffreddati e questa credo sia la ragione dei crampi”.
Questo sabato si è corsa anche finale dei 5000 metri. Qui cade, stavolta simbolicamente, un’altra leggenda dell’atletica, il campione britannico Mo Farah, che chiude la sua carriera da mezzofondista secondo dopo l’etiope Edris. Mo Farah Ha detto: Oggi ha vinto un uomo migliore di me e non c‘è niente che potessi fare. Ho dato il meglio. Gli etiopi avevano un piano, volevano sconfiggermi e ce l’hanno fatta”. Per il campione britannico, lacrime in pubblico poi selfie e autografi con i supporter londinesi. Bolt no, lui non ha pianto in pubblico.


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