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Italia: lo scandalo dei cellulari di Stato

Dai cellulari in dotazione alle pubbliche amministrazioni sono partite migliaia di chiamate verso numeri poco "istituzionali"

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Italia: lo scandalo dei cellulari di Stato

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Dai cellulari in dotazione alle amministrazioni pubbliche sono partite migliaia di chiamate verso numerazioni poco “istituzionali”, con un danno di quasi 8 milioni di euro.

Quanto scoperto dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Digitalizzazione dell’Amministrazione Pubblica analizza i 401.839 cellulari a carico dello Stato, da cui emerge un quadro assai poco edificante.

La Commissione si è fatta mandare da Telecom Italia il prospetto con il traffico – telefonate, sms e dati Internet – di tutte le sim dei cellulari consegnati ai dipendenti pubblici.

L’obiettivo era capire quanto si può risparmiare se si eliminano i consumi poco attinenti al lavoro di un dipendente della P.A.

Risultato: 7,7 milioni di euro sprecati, con una media di quasi due milioni all’anno, con picchi tra il 2013 e il 2015.

Tra i vari numeri speciali utilizzati, figurano spese per 39mila euro a causa di 1.382 chiamate al call center di Trenitalia (11.500 euro), 1.108 a quello di Alitalia (8.754 euro), 267 al desk di Ticketone per avere informazioni su biglietti e concerti (1.907 euro), 120 telefonate al call center di Sky (293 euro).

Un po’ di più, 132 mila euro, è stato buttato via con gli sms per comprare prodotti bancari e promozioni di natura sociali.

Si contano 15.000 messaggini (costati 52.390 euro) ricevuti da Banca Intesa per le comunicazioni di home banking.

Dulcis in fundo, mezzo milione di euro in tre mesi per le transazioni per contratti con provider “atipici”: tra questi, 12000 abbonamenti a Serie A Tim, migliaia e migliaia di servizi per entrare nelle chat erotiche e ricevere e materiale pornografico, oroscopi, ricette, scommesse sportive.

Trattandosi di soldi pubblici, la domanda nasce spontanea: chi controlla i bilanci di Enti locali e nazionali e chi codesti virtuosi “lavoratori”?