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Tra Barcellona e Chapecoense una partita del cuore

Oggi amichevole tra i blaugrana e la squadra brasiiliana decimata da un incindente aereo lo scorso novembre. In campo anche Alan Rushel, uno dei sopravissuti

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Tra Barcellona e Chapecoense una partita del cuore

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“Miracolo al Nou Camp”, “Partita del cuore”. I titoli si sprecano per l’incontro che oggi, alle 18, al camp Nou, vede protagoniste Barcellona e Chapecoense, la squadre brasiliana coinvolta in un grave incidente aereo lo scorso novembre. In campo, con la fascia di capitano, ci sarà anche il difensore Alan Ruschel, uno dei sei superstiti dello schianto (della squadra si salvarono in tre; il difensore Neto e il secondo portiere Follman, al quale dovettero amputare una gamba, oltre a Ruschel).

“Sono nato di nuovo – dice il superstite della Chape -, e questo stato un miracolo di Dio. Se provo a cercare una spiegazione non la trovo. E’ un miracolo e posso solo ringraziare il Signore per avermi concesso una seconda
opportunit di vivere”. “Per noi è una partita molto importante – aggiunge Wellington Paulista, attaccante della Chapecoense – non solo perché abbiamo Alan con noi, ma anche perché giocheremo contro il Barcellona. E’ qualcosa che va oltre le parole. Ma siamo qui anche per goderci l’incontro. Vogliamo festeggiare insieme”

Assenza pesante sarà invece quella di Neymar, passato da poco al Paris Saint Germain grazie al pagamento di una clausola di rescissione di 222 milioni di euro. Presente in campo in occasione della partita di beneficenza in onore delle vittime del disastro aereo, il campione brasiliano, sempre attivissimo sui social, oggi pare aver dimenticato i suoi connazionali.
“È vero, ci sarebbe piacere giocare contro Neymar – prosegue Wllington Paulista – siamo i brasiliani e lo amiamo, ma sa cosa è meglio per lui, e spero che a Parigi abbia lo stesso successo che ha avuto qui.”

Il 28 novembre 2016 la squadra della Chapecoense fu vittima di uno schianto aereo vicino a Medellin, mentre si recava a giocare la finale di andata della Coppa Libertadores. 71 persone rimasero uccise. In loro ricordo la squadra brasiliana oggi indossa una maglia con 71 stelle.


Di sicuro per Rushel quel giorno rimane un incubo che non riesce a cancellare. “Non posso dire che sia finita – spiega -, una ferita che mi porteró dietro, ho cicatrici nel corpo e nella mente che mi ricorderanno quel giorno per sempre, e tutte le persone che ci hanno lasciato. Di quei momenti non ricordo quasi niente, ma ció che fa piú male è la ferita dell’anima. Vorrei che fosse un incubo, e che quindi finisse, ma non succederà. Cerco forza nella preghiera, perché sono religioso, e nella mia famiglia, che ha bisogno di me”.

Ma una cosa, almeno per un giorno, lo rende felice. “Giocando nel Camp Nou realizzo un sogno – sottolinea -, non solo mio ma di tanta gente, della mia famiglia, di mia moglie, dei miei amici e di tutti quelli che hanno pianto per me. Ecco perché saró felice di vivere un momento del genere e di affrontare Messi, il miglior giocatore del mondo”