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Mosul, la ricostruzione "autofinanziata"


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Mosul, la ricostruzione "autofinanziata"

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Dopo la liberazione una Mosul completamente distrutta conta i danni. Il governo iracheno e la comunità internazionale hanno promesso un sostegno economico che tarda ad arrivare, ma la voglia di tornare ad una vita normale è tanta. Alcuni hanno cominciato l’opera di ricostruzione autofinanziandosi.

ADEL MAHMOUD, RESIDENTE MOSUL OVEST:
“Abbiamo chiesto al governo centrale ed alla comunità internazionale il perché ancora non forniscono gli aiuti che avevano promesso a questa città distrutta abitata da oltre 4 milioni di persone. Molta gente è ancora sfollata e vive nei campi perchè le loro case sono state distrutte. Per quanto riguarda la mia zona, Mosul Ovest, sto ricostruendo il mio negozio a mie spese”.

Altri residenti di Mosul ovest hanno cominciato ad eliminare le macerie dalle strade e, sempre a loro spese, hanno provato a riparare i servizi essenziali provando a far tornare la situazione alla normalità.

KATHEM HUSSEIN, RESIDENTE MOSUL OVEST:

“La situazione è buona, grazie a Dio. Ma speriamo che l’acqua e l’elettricità siano reintegrati e chiediamo ai popoli attualmente a est di Mosul di tornare qui ad ovest”

Prima della guerra, Mosul era la seconda città più grande d’Iraq, conosciuta per la sua diversità, il conservatorismo religioso e il nazionalismo. Poi è stata eletta a capitale dell’autoprooclamato Stato Islamico. Oggi conta 900mila sfollati e, purtroppo, ha pagato con oltre 3000 morti.