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Crisi Qatar. I quattro Paesi arabi : 'pronti al dialogo, ma se accettate le nostre richieste'


Bahrein

Crisi Qatar. I quattro Paesi arabi : 'pronti al dialogo, ma se accettate le nostre richieste'

Pronti al dialogo con il Qatar ma a patto che l’emirato accetti le condizioni e smetta di sostenere il terrorismo. Non è proprio la definizione di un dialogo, quella che i ministri degli esteri di Arabia Saudita , Emirati arabi uniti , Egitto e Bahrein hanno messo sul tavolo nella riunione di Manama, in Bahrein. Il ministro degli esteri ospite Khalid Al-Khalifa , ha dichiarato:

Torniamo a discutere, ma a patto che il Qatar annunci la sua volontà di non sostenere più il terrorismo e cessi di diffondere messaggi di odio e di interferire con i nostri affari interni, implementando le nostre richieste, le uniche in grado di garantire pace e stabilità.

Nel giugno scorso i quattro Paesi avevano interrotto le relazioni diplomatiche con Doha, accusando l’emirato di finanziare l’estremismo armato islamico. Fra le richieste c‘è la chiusura della tv Al Jazira e di una base militare turca, oltre che la revisione dei rapporti con l’ Iran , rivale regionale dei sauditi. Il capo della diplomazia saudita, Adel Al-Jubeir :

Ogni paese che abbia a che fare con l’Iran, subirà conseguenze negative. Gli iraniani portano solo alla distruzione, alla corruzione e alla morte. Nessun può trarre beneficio dalla collaborazione con loro. Se i nostri fratelli in Qatar credono di poterci guadagnare, non valutano le cose in modo corretto.

Doha ha già respinto tutte le richieste, affermando che violano la propria sovranità.

Anche il Pellegrinaggio ci va di mezzo

Ora in ballo c‘è anche la partecipazione al Pellegrinaggio tradizionale alla Mecca, previsto in agosto. il Qatar è accusato di ostacolare la partecipazione dei propri cittadini, ma ribatte che in realtà è l’Arabia Saudita a farlo, viste le restrizioni imposte all’attività della compagnia di bandiera Qatar Airways .

La situazione è dunque bloccata. Né la mediazione del Kuwait, né i buoni uffici proposti da diversi governi occidentali, fra cui gli Stati Uniti, sono riusciti a disinnescare la crisi più grave del Consiglio di cooperazione del Golfo dalla sua creazione, nel 1981.