ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

L'Angola a caccia di investitori

È il momento di scommettere su un mercato destinato a raddoppiare entro il 2045

Lettura in corso:

L'Angola a caccia di investitori

Dimensioni di testo Aa Aa

L’Angola affronta oggi una nuova sfida: diversificare la sua economia. Uscire dalla dipendenza dal petrolio per sviluppare ad esempio agricoltura e turismo. Questo richiede anche un lavoro sulle infrastrutture, una modernizzazione del settore energetico e naturalmente una maggiore attrattività per gli investitori privati.

Secondo il World Economic Report, l’Angola è uno dei paesi con i più alti rendimenti degli investimenti al mondo. Secondo tutti gli esperti che abbiamo incontrato qui, è il momento di scommettere su questo mercato che si sta sviluppando, un mercato che sarebbe destinato a raddoppiare entro il 2045.

E alcuni investitori l’hanno capito molto bene. Elizabete Dias Dos Santos, una delle donne d’affari più in vista in Angola, ha investito 25 milioni di dollari per lanciare un’azienda di lavorazione del pesce. La fabbrica hi-tech è entrata in funzione lo scorso ottobre, con un tipo di produzione a catena assolutamente unico nel settore in Angola.

“È importante che gli imprenditori nazionali s’interessino di settori diversi da quello del petrolio – dice Elizabete -. L’Angola possiede altre ricchezze che vanno sfruttate, industrie come la nostra, che agiscono con responsabilità, rispetto, trasparenza, e tecnologie avanzate, e che permettono di andare verso una diversificazione economica e di posizionarsi a livello internazionale”.

Sono 120 i dipendenti della compagnia, che però crea una dinamica positiva anche per il settore della pesca tradizionale, un settore che dà lavoro a più di 50 mila persone nel paese.

“La pesca artigianale in Angola – continua l’imprenditrice – è una realtà che non si può ignorare, è un settore che bisogna sostenere. Nella nostra impresa una quota del 40 per cento è riservata ai piccoli pescatori, alla pesca artigianale”.

Una colossale fabbrica è nata due anni fa, a nord di Luanda, da un investimento di 350 milioni di dollari. Non esiste nulla di simile in questo paese che finora non aveva praticamente una tradizione nel campo della siderurgia. Qui si riciclano tonnellate d’acciaio e si producono barre d’armatura, particolarmente utili allo sviluppo del paese, ci spiega uno dei dipendenti dell’acciaieria, Luis Silva: “L’acciaio è un prodotto essenziale per lo sviluppo in qualunque paese. Si usa nella costruzione di edifici, strade, dighe, un po’ dappertutto…”

E colossale è anche la capacità di produzione: 500 mila tonnellate all’anno, quasi il doppio della domanda in Angola. L’obiettivo è infatti di arrivare presto a esportare il prodotto: una piccola rivoluzione in un paese che importa praticamente tutto.

Georges Fayez Choucair, di origini libanesi e nazionalità senegalese, è l’uomo dietro questo miracolo. Lui spiega: “Bisogna usare le risorse africane per poterle sviluppare ed esportare, non far uscire dal paese le risorse, le materie prime, per mandarle all’estero e poi acquistare i manufatti. Non ha senso!”

Questa fabbrica ha anche formato e dato lavoro a 550 persone, e ha portato elettricità nella regione, attraverso la linea ad alta tensione costruita per alimentare le macchine. È stato anche necessario portare acqua.

“Il tasso di disoccupazione – torna a informarci Luis – cinque anni fa era del 70 per cento, oggi siamo al 20 per cento. Non si tratta solo di posti di lavoro diretti, ma anche indiretti”.

Per Georges “Non si può investire in un paese nuovo, fra una popolazione del tutto nuova, dicendo ‘io sono ricco’ ed è finita lì. No, oggi bisogna far aderire la popolazione al progetto, che non è un progetto individuale, è un progetto comune”.

L’Angola comincia ad attrarre dunque investitori privati. Sono state lanciate riforme per migliorare il clima imprenditoriale e stimolare gli investimenti, angolani e stranieri. Perché, dice Elizabete, “Abbiamo un’economia giovane, vergine. La globalizzazione ci impone queste relazioni, questo cambiamento, questi partenariati strategici. Senza una visione di questo tipo, sarà complicato diventare un’economia forte, ed è questo il rischio che corriamo. O ci apriamo oppure ci chiudiamo in noi stessi, e allora siamo morti”.

Prima d’investire in Angola, è naturalmente necessario avere una buona conoscenza del paese, e una delle chiavi è stringere partenariati con imprenditori già affermati, raccomanda Georges: “Oggi in Angola ci sono imprenditori agguerriti, stranieri e locali, che sono in grado di aiutarvi a sviluppare un nuovo mercato, e cominciare a introdurvi nei mercati regionali, perché l’Angola è un paese che ha anche questa capacità: di poter essere competitivo nei prossimi anni per il mercato regionale”.

Un’interessante posizione geostrategica. Un altro punto forte che il paese intende sfruttare per attrarre investitori.