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Emergenza migranti: flop di solidarietà a Tallinn, l'Italia lasciata da sola

Il vertice informale dei ministri europei degli interni non ha portato le risposte concrete di cui Roma ha bisogno per far fronte agli sbarchi massicci sulle coste italiane

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Emergenza migranti: flop di solidarietà a Tallinn, l'Italia lasciata da sola

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Il vertice di Tallinn si è rivelato una delusione per l’Italia. Giovedì i 28 ministri degli interni europei avrebbero dovuto dare una risposta concreta all’emergenza migranti che Roma sta affrontando da sola. Gli altri Stati membri non intendono aprire i loro porti alle navi cariche di richiedenti asilo, mentre concordano su una politica dei rimpatri più dura per i migranti economici, come spiega il ministro Minniti.
“Rimpatri che vengono sostenuti in questo caso da una politica comune dei visti: i Paesi che non accettano i rimpatri avranno restrizioni sui visti da parte dei singoli Paesi europei”.

Accolta la proposta italiana di un codice di condotta per regolare i salvataggi in mare effettuati dalle ONG, accusate di favorire le attività illegali dei trafficanti. Ad aprile la procura di Catania aveva aperto un’indagine nei confronti di alcune ONG sospettate di essere attive nelle acque libiche, dalla quale, pero’, sia la Commissione europea che il ministero della giustizia italiano avevano preso le distanze.
Organizzazioni come Medici Senza Frontiere, che finora ha salvato più di 50.000 persone in mare, non ritengono necessaria l’introduzione di un codice di condotta, in quanto la loro attività avviene già in coordinazione con la guardia costiera e nel rispetto del diritto internazionale.

“Ci atteniamo ai principi umanitari – assicura Aurélie Ponthieu- al principio dell’assistenza umanitaria, dell’etica medica, al diritto internazionale in tema di rifugiati e al diritto internazionale marittimo perché operiamo in mare. Siamo abbastanza consapevoli del quadro in cui operiamo e dubito che un codice di condotta possa servire a qualcosa”.

I ministri hanno approvato lo stanziamento di 46 milioni di euro alle autorità libiche per pattugliare meglio le coste, ma alcuni esperti ritengono che la misura sia fuori luogo vista la guerra civile in corso nel Paese.
“Un accordo come quello tra Unione europea e Turchia, o gli accordi esistenti con il Marocco non sono replicabili in Libia”, afferma Eugenio Cusumano, professore di relazioni internazionali presso l’università di Leiden. Non possiamo considerarlo un partner qualitativamente affidabile. Se la Libia fosse veramente in grado e disposta a contrastare le attività dei trafficanti, in primo luogo non avrebbe nemmeno permesso a queste barche di prendere il largo “.