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Europa e nucleare: i timori della Nato


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Europa e nucleare: i timori della Nato

I timori che gli Stati Uniti ritirino l’ombrello difensivo dall’Europa potrebbero spingere alcuni paesi a sviluppare il proprio arsenale.
Le potenze nucleari europee sono solo due, Francia e Regno Unito ma, secondo gli esperti, la situazione potrebbe cambiare a causa delle minacce di Donald Trump sulla riduzione del sostegno alla Nato.
Il presidente americano, che sostiene gli Stati Uniti paghino troppo per garantire la sicurezza dei paesi europei, ha sollecitato i membri della Nato a spendere di più per la difesa.
“Sembra che le affermazioni di Trump abbiamo incrementato le preoccupazioni di Europa e Asia riguardo all’impegno statunitense per la sicurezza”, ha dichiarato a Euronews Hans Kristensen, ricercatore senior dell’Istituto internazionale per le Ricerche sulla Pace di Stoccolma (Sipri).
“Se queste preoccupazioni non si calmano o aumentano, potrebbero spingere alcuni di questi paesi a valutare la necessità di sviluppare armi nucleari per la loro propria sicurezza”.
Stando alle ultime statistiche, Stati Uniti e Russia possiedono circa settemila testate nucleari rispettivamente.
Le due potenze, che detengono il 93% delle armi mondiali, si sono impegnate a rispettare la scadenza del 2018 per ridurre l’arsenale. Francia e Regno Unito l’hanno mantenuto stabile o ridotto, al contrario di tre Stati asiatici – India, Pakistan e Corea del Nord – che l’hanno incrementato.
Secondo il Sipri tutte e nove le potenze nucleari stanno ammodernando i propri arsenali e gli Stati Uniti contano di spendere l’equivalente di 359 miliardi di euro nei prossimi dieci anni, per mantenere e incrementare le loro forze nucleari.
“Questo aumento non è inaspettato – ha precisato Kristensen -. L’attuale amministrazione statunitense continua con gli ambiziosi piani di ammodernamento nucleare dell’ex presidente Obama”.
Trump ha detto che gli Stati Uniti dovranno “rafforzare ed espandere e la propria capacità nucleare finché il mondo non tornerà alla ragione riguardo all’atomica”.
“Anche se Trump non può avere ripercussioni dirette sugli arsenali nucleari di altri Paesi – ha aggiunto il ricercatore – le sue politiche possono sicuramente influenzare la loro valutazione sulla necessità di dotarsi di armi”.
“È probabile – ha concluso Kristensen – che un’espansione o un significativo miglioramento dell’arsenale nucleare statunitense alimenti i piani di modernizzazione di altri Paesi. Ciò non vuol dire che questi non modernizzerebbero le loro forze se neppure gli Stati Uniti lo facessero, ma solo che i miglioramenti statunitensi possano spingere le risorse di quei Paesi a controbilanciare o compensare le capacità degli Stati Uniti”.