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Messico: giornalisti spiati dal potere e uccisi dalle mafie

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Messico: giornalisti spiati dal potere e uccisi dalle mafie

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I giornalisti messicani denunciano i gravi rischi per la libertà di informare e di informarsi, dopo il ritrovamento del corpo di Salvador Adame, direttore di una tv locale e settimo giornalista a venire ucciso in Messico dall’inizio dell’anno.

Con il triste bilancio di 128 giornalisti uccisi dal 2000, il Messico rappresenta uno dei luoghi più pericolosi per gli operatori dell’informazione; una pericolosità inferiore solo a Siria e Afghanistan, secondo una classifica di Reporters sans Frontieres.

“Molti giornalisti sono stati costretti a lasciare il paese perché a rischio. È una situazione a tinte molto fosche, e non abbiamo risposte. Non esistono condizioni minime di sicurezza per lavorare. Sia per salario, che per rischi di incolumità fisica, i gionalisti lavorano in condizioni inaudite. Ecco perché siamo in agitazione”.

Oltre alllo spionaggio da parte del governo, i giornalisti messicani subiscono anche la censura delle bande criminali, che in molte parti del paese hanno proclamato le “zonas de silencio”, dove basta solo dare una notizia per essere uccisi.

Lo scorso 15 maggio, a Culiacan, venne ucciso Javier Valdez Cardenas, giornalista del quotiodiano la Jornada e dell’agenzia France Press, punito per i suoi articoli sullo sfruttamento dei minori da parte del narcotraffico.