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Il Messico spia i giornalisti

Secondo un'inchiesta sarebbe stato utilizzato uno spyware per la sorveglianza del narcotraffico

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Il Messico spia i giornalisti

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Il governo del Messico spierebbe giornalisti, avvocati e difensori dei diritti umani utilizzando tecnologie sofisticate destinate alle indagini sul narcotraffico e il terrorismo.

Fra loro Carmen Aristegui , che nel 2014 rivelò la dubbia acquisizione di una casa da parte della moglie del presidente Enrique Peña Nieto, una villa messa a disposizione da un imprenditore che beneficiava di grandi commesse pubbliche.

Secondo il New York times , dal 2011 almeno tre agenzie federali d’intelligence messicane hanno pagato circa 75 milioni di euro per un software in grado di sorvegliare cellulari e tablet, ma invece di utilizzarlo contro i cartelli della droga, hanno messo sotto controllo la società civile.

Creato da una ditta israeliana, Pegasus penetra e si nasconde all’interno di qualunque smartphone, raccogliendo ogni genere d’informazione, dalle chiamate ai messaggi, dalle mail alla rubrica, dai social network ai calendari. Ma la compagni a NSO Group , aveva accettato di venderlo al Messico dietro l’esplicito impegno a usarlo solo per combattere i sanguinosi cartelli della droga e i terroristi.

A Città del Messico,Carmen Aristegui ha accusato direttamente il presidente:

Si tratta di un’operazione di stato in cui agenti del governo messicano invece di fare quello che è il loro dovere, hanno utilizzato le nostre risorse, le nostre tasse, i nostri soldi, per commettere crimini gravi. Di questo ha la responsabilità il presidente, il capo dello stato messicano.

John Scott , della ong Citizen lab aggiunge:

Questo caso mette in evidenza come sistemi sofisticati di spionaggio a disposizione esclusiva dei governi possano essere usati per prendere di mira la società civile. È il principio dell’abuso, In poco tempo, se non c‘è sorveglianza, questi strumenti vengono usati in modo inappropriato.

Fra i giornalisti messi sotto sorveglianza, quelli che hanno indagato sul caso della scomparsa di un gruppo di studenti, i cui corpi erano stati poi scoperti in una fossa comune. Un caso che aveva suscitato un enorme ondata di proteste in Messico. Le famiglie avevano accusato la polizia di essere implicata nel massacro.