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Wimbledon, Murray a Euronews: "Attenzione a Federer e Nadal"


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Wimbledon, Murray a Euronews: "Attenzione a Federer e Nadal"

A poche settimane dal via di Wimbledon, terzo Slam della stagione, sicuramente il piu’ prestigioso e blasonato, siamo andati a Londra per incontrare il detentore del titolo, lo scozzese Andy Murray, che dal 3 luglio avrà il sostegno di tutta la Gran Bretagna per tentare di portare a casa la coppa per la terza volta in carriera.

Andy Robini, euronews: ‘‘Andy Murray, complimenti per il fantastico anno. E’ stato in grado di restare al top grazie alla costanza. Recentemente ha mostrato solidità al Roland Garros, ma adesso arriva il torneo dell’anno, Wimbledon, dove ha il sostegno del pubblico. Cosa significa per lei giocare a Londra?”

Andy Murray: ‘‘Ovviamente Wimbledon è un torneo speciale per ogni tennista britannico. C‘è piu’ pressione rispetto al solito, ma l’atmosfera è fantastica. Sento il supporto dei tifosi britannici durante tutta la stagione sull’erba: questo mi ha aiutato molto durante la mia carriera. Altri in passato hanno beneficiato di questo, basti pensare a Tim Henman, che ha ottenuto sull’erba i suoi migliori risultati. Molti pensano che la pressione possa essere un elemento di disturbo, ma il calore che senti durante un match riporta in equilibrio la situazione”.

Andy Robini, euronews: ‘‘Quindi vive bene la Murraymania? La aiuta? Non aggiunge ulteriore pressione?”

Andy Murray: “Penso che la pressione sia una buona cosa. Se sono nervoso mi concentro meglio, a me succede questo. Puo’ essere stressante alcune volte, ma quando sei in campo la pressione puo’ aiutarti, specialmente se hai alle spalle un po’ di esperienza come me. Spero che questo potrà accadere anche nel prossimo Wimbledon”.

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Andy Robini, euronews: ‘‘Capitolo avversari: quale sarà il piu’ pericoloso quest’anno?’‘

Andy Murray: ‘‘E’ sempre difficile fare pronostici nello sport. Al Roland Garros abbiamo visto Jelena Ostapenko, una 19enne, giocare un torneo straordinario e vincerlo. Era la numero 50 del mondo…Tra gli uomini ci sono piu’ certezze, abbiamo avuto sempre i soliti vincitori. Federer ha giocato un inizio di 2017 fantastico e Nadal è in forma strepitosa, come dimostrato a Parigi. Io spero di poter dire la mia. Credo ci siano diversi giocatori che possono vincere Wimbledon”.

Andy Robini, euronews: ‘‘Ha menzionato Roger Federer, con cui ha perso nel 2012: tutti ricordiamo il suo emozionante discorso dopo la finale. Quanto è distante ora quel momento, fisicamente e mentalmente?”

Andy Murray: ‘‘Mentalmente è molto lontano. Per me quello fu uno choc, una delle sconfitte piu’ difficili della carriera. Era la quarta finale consecutiva persa in un Grande Slam e non avevo ancora portato a casa un titolo. Avevo giocato bene, ero avanti di un set. Avevo la possibilità di fare un break nel secondo e ho fallito: fortunatamente ho risposto bene a quella batosta. Quattro settimane dopo, sullo stesso campo, ho giocato contro Federer la finale olimpica e ho disputato uno dei miei migliori match di sempre: credo che quello sia il punto di svolta della mia carriera”.

Andy Robini, euronews: ‘‘Parliamo dello staff. Il suo coach è Ivan Lendl, leggenda del tennis. Com‘è lavorare con lui, cosa le sta insegnando?”

Andy Murray: ‘‘Credo che avere nel tuo team un campione del passato possa essere di grande aiuto: ha vissuto grandi esperienze, ha giocato e vinto finali dello Slam contro dei miti del tennis. Bisogna sempre imparare per restare al top. Inoltre è utile avere una persona vicino nei momenti difficili. Tutti i grandi tennisti hanno avuto delle difficoltà e uno come Lendl puo’ insegnarti come superarle. Questo ti aiuta e puo’ fare la differenza. Ecco spiegato il perchè tanti top player del circuito si affidano ad altrettanti campioni del passato”.

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Andy Robini, euronews: ‘‘Il calendario è molto intasato: forse bisognerebbe ridurre il numero di tornei obbligatori da giocare?”

Andy Murray: ‘‘Si’, credo possa essere una buona soluzione, sia per il tennis che per la longevità dei giocatori. Il calendario cambia di anno in anno, ma la stagione inizia solitamente nella prima settimana di gennaio e l’ultimo torneo è a fine novembre. Non c‘è molto tempo per recuperare le forze. E’ molto importante dare al proprio corpo la possibilità di riposare: al momento ci si organizza autonomamente, gestendo energie e calendario. Si cerca di restare a riposo per qualche settimana durante l’anno, ma non è affatto semplice. Credo che diminuire i tornei obbligatori da giocare durante la stagione sia una buona soluzione”.

Andy Robini, euronews: ‘‘Se non fosse diventato un tennista, cosa avrebbe fatto?’‘

Andy Murray: ‘‘Sono molto grato di essere un tennista. Ho preso questa decisione molto giovane, quando avevo appena 15 anni: ho lavorato duramente per diventare un professionista. Tornando indietro forse avrei fatto qualcosa di diverso. Mi sarebbe piaciuto frequentare l’università. Molti miei amici lo hanno fatto, studiando in America e si sono divertiti molto. Avevano meno pressione di me e hanno continuato con il tennis, proseguendo anche gli studi. Io ho dovuto interrompere molto giovane: fortunatamente sono diventato un tennista. Probabilmente avrei lavorato nel mondo dello sport: fin da piccolo sono un grande appassionato e praticante, ne ho provati molti quando ero bambino. Avrei fatto parte di questo mondo, in ogni caso…”.

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Andy Robini, euronews: ‘‘Recentemente ha ricordato le vittime degli attacchi di Londra e Manchester. Nella sua autobiografia “Hitting back”, ha confidato di un incidente che le è capitato da ragazzo: una sparatoria nella sua scuola. Come è diventato un campione dopo un evento del genere?”

Andy Murray: ‘‘E’ stato un momento molto complicato per tutta la città e le famiglie coinvolte. Ero molto giovane all’epoca dei fatti, per cui non posso dire realmente quanto quell’episodio abbia influito sul mio tennis. Sono fiero della mia carriera e sono grato del supporto che ho sempre ricevuto da Dunblane, la mia città. Ognuno ha dei problemi da affrontare e penso che il miglior modo sia quelli di parlarne e discuterne. E’ importante non chiudersi in se stessi, perchè potrebbe peggiorare le cose. Aprirsi è sempre la cosa migliore, secondo me”.

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