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Europa dell'est contro Europa dell'ovest: i 28 divisi sulla riforma del lavoro distaccato

Il progetto di riforma, fortemente voluto da Germania, Francia e Belgio, mira a evitare il dumping sociale attraverso l'introduzione di restrizioni sul trasferimento dei lavoratori all'estero

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Europa dell'est contro Europa dell'ovest: i 28 divisi sulla riforma del lavoro distaccato

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Nel porre fine alle pratiche sleali all’interno dell’ Unione europea, incoraggiate dalla direttiva sul lavoro distaccato, è scontro tra i Paesi dell’est e quelli occidentali, come Germania e Francia. I 28 intendono modificare le regole che permettono alle imprese europee di trasferire temporaneamente i loro lavoratori in altri paesi dell’Unione, favorendo l’impiego di mano d’opera a basso costo. “La scorsa settimana ho avuto la possibilità di confrontarmi con il mio collega francese – ha affermato giovedì il ministro tedesco Andreas Nahles, in occasione della riunione dei ministri del lavoro- e abbiamo deciso che oggi manterremo la stessa posizione : vale a dire che c‘è bisogno di ulteriori miglioramenti. Ci sono stati dei progressi, ma c‘è ancora del lavoro da fare prima di poter concludere i negoziati”.
Alle restrizioni di Francia e Germania si oppongono quei Paesi in cui i salari sono più bassi e da cui provengono molti dei lavoratori distaccati.
“Penso che il trasporto non debba essere incluso in questa direttiva – sostiene il ministro del lavoro slovacco – in quanto sta rendendo tutto ancora più complicato e penso che dovrebbe esser piuttosto regolato da un’altra direttiva. In questo modo credo che arriveremo più facilmente ad un accordo sulla direttiva sul lavoro distaccato”.
Concepita prima dell’allargamento a Est dell’Unione europea, la direttiva regola soprattutto i settori delle costruzioni, del trasporto e alimentare e consente a una società europea di inviare i suoi lavoratori all’estero, continuando a pagare i contributi sociali nel paese d’origine.