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Il partenariato economico Ue-Africa punta sui privati


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Il partenariato economico Ue-Africa punta sui privati

Come creare più posti di lavoro che siano anche sostenibili? Se lo sono chiesti leader mondiali, imprenditori e rappresentanti della società civile al Forum economico Unione europea-Africa a Bruxelles.

La risposta della Commissione europea è uno strumento che punta a promuovere un nuovo modello di partecipazione per il settore privato e contribuire a raggiungere gli Obiettivi globali di sviluppo sostenibile entro il 2030. “Il Piano europeo per gli investimenti esterni – spiega Roberto Ridolfi, direttore generale nella Commissione europea per la crescita sostenibile e lo sviluppo – si basa su tre pilastri. Il primo sono gli investimenti, che devono essere distribuiti in diversi settori per poter creare posti di lavoro. Il secondo è l’assistenza tecnica, che può servire alla preparazione dell’ambiente, rendendo gli investimenti più ecologici. Nel terzo pilastro ci impegnIamo in un dialogo politico, che include i diritti umani, la dimensione della buona governance e la lotta alla corruzione”.

Alla tradizionale assistenza allo sviluppo si affianca un contributo di 3,35 miliardi di euro in fondi europei con l’obiettivo di mobilitare investimenti fino a a 44 miliardi. Amina Abou-Zeid, commissaria per le infrastrutture e l’energia dell’Unione africana, uno dei partner principali, commenta: “Per poter colmare il divario finanziario e tecnico nelle infrastrutture in Africa, abbiamo bisogno di tutte le parti interessate e decisamente di un partenariato pubblico-privato, il coinvolgimento dei privati è fondamentale per questo tipo di lavoro”.

Grazie a garanzie finanziarie di questo tipo, il settore privato potrebbe permettersi di rischiare a investire anche in zone dall’economia fragile. Il Medef, La Confindustria francese, vi vede un’opportunità per una strategia a lungo termine rispetto all’Africa, come sintetizza il suo presidente Pierre Gattaz: “Lavorare con gli imprenditori, in particolare con le pmi, è una pietra miliare di un interessante programma che dobbiamo sviluppare fra Europa e Africa. Quando crei profitti, puoi investire nella tua gente, nella formazione, puoi sviluppare un’azienda sostenibile, una società duratura”.

Il Forum si è tenuto durante le Giornate europee dello sviluppo, consentendo ai partecipanti di trovare contatti e idee per il prossimo vertice tra Africa e Unione europea, a novembre.

Evento che sarà ospitato dalla Costa d’Avorio, il cui vice presidente, Daniel Kablan Duncan, ne ha discusso le linee guida preparatorie con le controparti europee. Per lui imprenditoria internazionale e locale hanno bisogno di una spinta: “Vogliamo una maggiore presenza di privati perché le sovvenzioni pubbliche si stanno esaurendo. Bisogna riuscire a creare un clima favorevole perché più imprese decidano di venire da noi, in collaborazione con quelle già sul posto, per favorire non solo la creazione di posti di lavoro, ma anche il trasferimento di know-how dai paesi sviluppati ai paesi in via di sviluppo”.

Centrali per creare posti di lavoro nel modello economico moderno sono l’istruzione e la digitalizzazione.

È fondamentale riconoscere il valore del capitale umano, dice Rebecca Stromeyer, fondatrice di eLearning Africa, presente al Forum in quanto imprenditrice: “L’Africa è ricca di risorse, ma anche le persone sono risorse. Se hai una popolazione istruita, con le competenze necessarie, sei a cavallo. Penso che sia molto, molto importante che i governi si occupino delle infrastrutture e garantiscano l’accesso universale a internet – che è un diritto umano -, che i costi siano bassi in modo da renderlo accessibile”.

Sostenibilità degli investimenti significa anche transizione verso la cosiddetta economia verde, combattere i cambiamenti climatici favorendo le energie pulite a prezzi convenienti, come proposto nell’accordo di Parigi. Il capo negoziatore per l’Africa Seyni Nafo riassume così la situazione: “L’Africa ha il più alto potenziale nell’energia rinnovabile ma, al tempo stesso, l’accesso all’energia è il più basso al mondo. Quindi abbiamo un’occasione da cogliere per colmare il divario e contribuire in modo significativo allo sviluppo sostenibile e alla lotta al cambiamento climatico”.

E l’occasione di preparare il futuro di un continente dove, Secondo l’Africa Competitiveness Report, la popolazione in età lavorativa crescerà di quasi il 70 per cento entro il 2035.

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