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Rohingya, una crisi dimenticata


Bangladesh

Rohingya, una crisi dimenticata

Vessati, di fatto senza patria. Al confine tra due Paesi, entrambi poveri, Myanmar e Bangladesh, che non li vogliono.
Si tratta dei Rohingya, minoranza musulmana dell’ex Birmania. Assaltati dalle forze militari birmane e da gruppi di buddisti radicali, cercano riparo in Bangladesh; ora il Paese si trova a fronteggiare la terza grande ondata di arrivi in 40 anni: 74mila persone. La giornalista di Euronews Monica Pinna è stata nel campo profughi di Kutupalong in Bangladesh, vicino al confine birmano, ci sono 66mila Rohingya. Ha raccolto le loro testimonianze.

Rahmot Ullah, rifugiato non registrato: “Mentre stavo fuggendo, i vecchi che non potevano muoversi sono stati massacrati. Ho visto ragazze e donne con bambini violentate davanti a me”. Rahmot ha raccontato che mentre lui fuggiva, nel suo villaggio nello stato di Rakhine, nel Nord del Myanmar, 22 persone sono state uccise. Solo in otto si sono salvati. “I soldati – racconta – ci hanno fatto mettere tutti in fila e ci hanno picchiati.

Zannat ha solo 15 anni ed è stata violentata. La repressione militare di ottobre contro i Rohingya, l’ha spinta a ritornare in Bangladesh per la seconda volta.

“Nel mio Paese ho visto i soldati riunire i Rohingya e picchiarli, ho visto donne torturate. Le hanno spogliate, le hanno fatte stendere a terra e hanno tagliato loro i seni. Poi ancora altre torture”. Ai Rohingya appena arrivati è negato lo status di rifugiati, differentemente da quelli arrivati nel ’78 e all’inizio degli anni Novanta. Chi oltrepassa il confine ora è etichettato “immigrato irregolare del Myanmar”, e ha diritti molto limitati.

Karim Elguindi, del Programma Alimentare Mondiale: “Per 20 anni la maggior parte degli aiuti umanitari è stata per i rifugiati registrati. Dall’anno scorso più di 75.000 Rohingya si sono aggiunti ad altre decine di migliaia di rifugiati non registrati, non hanno avuto molto. L’obiettivo è di fornire qualcosa di più dignitoso e un approccio simile a quello che abbiamo nei campi registrati “. Il Bangladesh, uno dei Paesi più poveri al mondo, accetta che i Rohingya stiano sul suo territorio ma solo “temporaneamente”. La loro vita da perseguitati, comunque, nell’ex Birmania non è più semplice.

Secondo le Nazioni Unite i Rohingya sono una delle minoranze più perseguitate al mondo . Le vessazioni che subiscono sono oggetto di un’inchiesta dell’ONU per chiarire se i Rohingya siano vittime di crimini contro l’umanità. Su Euronews andrà in onda l’intero reportage sul dramma dei Rohingya, giovedì 8 maggio su Aid zone.

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