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Cinque cose da imparare dalle elezioni presidenziali francesi

La Francia rimane profondamente divisa Macron ha vinto le elezioni con i due terzi dei voti (66,1%) un numero che sembrerebbe mostrare che l’ex banchiere ha l’ampio supporto del…

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Cinque cose da imparare dalle elezioni presidenziali francesi

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La Francia rimane profondamente divisa

Macron ha vinto le elezioni con i due terzi dei voti (66,1%) un numero che sembrerebbe mostrare che l’ex banchiere ha l’ampio supporto del Paese.
Quello che non emerge è il numero altissimo degli astenuti che hanno deciso di non partecipare alle elezioni o che hanno votato scheda bianca.

Un quarto dei francesi aventi diritto al voto ha scelto di non prendere parte alla vorazione – è la più alta percentuale di astensione dal 1969.
Gli esperti parlano della vittoria di Macron come del tentativo dei francesi di tenere Marine Le Pen lontana dall’Eliseo, più di ogni altra cosa.
“La vittoria di Macron dimostra che in molti hanno rifiutato il Front National, ma sono stati molti anche coloro che non si sono sentiti rappresentati da nessuno dei due candidati”
dice Dorit Geva, esperta di politica francese della Central European University. “La Francia rimane profondamente divisa”, aggiunge.

Bruxelles non dovrebbe sorridere troppo

All’inizio dell’anno, dopo l’elezione di Trump e qualche mese dopo il voto sulla Brexit, sembrava che un’ondata di populismo stesse per travolgere l’Europa.

Geert Wilders e Marine Le Pen erano entrambi dati per forti dai sondaggi pre-elettorali in Olanda e in Francia.

Ma dopo le vittorie di Rutte e Macron Bruxelles ha potuto tirare un sospiro di sollievo riguardo il futuro dell’Ue.

Ma bisogna tenere conto che al primo turno in Francia, i candidati anti-europeisti, Le Pen e Mélenchon, hanno guadagnato il 40% dei voti.

“Una delle più grandi rivelazioni della stagione elettorale è stato il fatto che agli elettori francesi piace il populismo, ma che amano anche l’Europa”, dice Geva.

“Anche se il 40% ha votato per i candidati populisti, Le Pen e Mélenchon, durante il primo turno, gli stessi candidati populisti hanno cominciato ad ammorbidire i messaggi anti-europeisti con l’avvicinarsi del giorno delle elezioni”.

“Ora hanno eletto un presidente pro-Europa. Gli elettori francesi ci stanno dicendo qualcosa di importante circa la tendenza politica in Francia e nell’Europa occidentale”.

“I cittadini vogliono essere rappresentati da una forte personalità, e vogliono vedere uno stato efficace e forte. Ma hanno paura delle conseguenze di un divorzio da gusto amaro nello stile della Brexit e vogliono essere parte dell’Europa”.

“Nonostante ciò, l’Ue non dovrebbe cantare vittoria troppo presto. I francesci vogliono vedere un’Europa riformata, e lo vogliono davvero”.

Anche Simon Usherwood, esperto di euroscetticismo della University of Surrey, ha messo in guardia Buxelles sull’evitare di festeggiare troppo presto.

“L’Ue sarà molto felice della vittoria di Macron perchè significa un problema in meno da affrontare e potenzialmente si ritrova con una Francia costruttiva dopo 5 anni di Hollande”.
“Il rischio è che si consideri quello francese come un problema risolto, quando è chiaro che c‘è ancora molta disillusione nel Paese: qualsiasi passo falso di Macron non farà altro che rafforzare il potere di Le Pen, qualsiasi strategia lei pensi di adottare per le legislative”.

La battaglia è appena cominciata per Macron

I poteri concessi al presidente francese sono “
The powers afforded to the French president insuperabili paragonati a quelli di altre democrazia occidentali.

Ma Macron non avrà certo la strada spianata per fare approvare le sue riforme senza un solido supporto in Parlamento.
La Francia eleggerà il primo ministro a giugno ma il partito di Macron, En Marche!, è così nuovo da non aver mai testato alcun candidato in un’elezione.

“C‘è molta preoccupazione su come possa governare al di fuori dei partiti principali”, dice Geva. “Qualsiasi cosa succeda ci sarà una pluralità di partiti in Parlamento mai vista prima”.

“La capacità di Macron di governare dipenderà in gran parte da come quei gruppi parlamentari riusciranno a lavorare insieme”.

“Sullo slancio di queste presidenziali, ci saranno probabilmente defezioni tra Les Républicains che potranno confluire in En Marche! Per le elezioni di giugno, Macron avrà un buon supporto in Parlamento.

“Ma possiamo anche aspettarci che le forze di opposizione si mobiliteranno, e anche questo sarà rappresentato in Parlamento”.

“Il programma di Macron è ancora campato per aria”, dice Usherwood. “Adesso ha bisogno di una maggioranza in Parlamento e sarà dura”.

“Molto dipenderà da quanti elementi del centro-sinistra e del centro-destra riuscirà ad attrarre per sostenere En Marche!”

“Da lì potrà trarre le conclusioni su cosa sia vitale e cosa meno. Dovrà riformare l’economia e lavorare sulla giustizia sociale dato che sono queste le due cose alla radice dell’attuale malessere”.

L’estrema destra non sta andando da nessuna parte

Il promotore principale della Brexit, Nigel Farage ha dichiarato che l’Euroscetticismo
aveva fatto un balzo in avanti durante la campagna elettorale francese e ha pronosticato che Le Pen tornerà nel 2022 e vincerà le elezioni. Gli analisti sostengono che se Macron fallisce nel riformare la Francia, allora Le Pen – che si tratti di Marine o della nipote Marion Maréchal – sarà pronta a cogliere al volo l’occasione tra 5 anni.
Le Pen ha dichiarato domenica che il FN sarà completamente ristrutturato.
Il suo vice ha aggiunto che al partito verrà dato un nuovo nome. E suo padre Jean-Marie ha dichiarato che la sua campagna è stata minata dalla proposta di lasciare l’Euro e l’Ue, suggerendo che è necessario mitigare alcune politiche che hanno spaventato molti elettori francesi.

“Anche se i globalisti hanno vinto oggi, non significa che i populisti non vinceranno domani”, dice Daniele Antonucci, economista di Morgan Stanley.

Geva, intanto sottolinea che molto dipenderà dalla performance del Font National alle elezioni parlamentari di giugno.

“Marine Le Pen dovrà affrontare situazioni molto critiche. Nonostante i suoi enormi sforzi di disciplina degli ultimi anni nel tentativo
di cambiare l’immagine del partito, la sua performance deludente nel dibattito televisivo con Macron dello scorso mercoledì, ha apportato alcuni danni alla reputazione.

“Attualmente ci sono solo due membri del Front National al Parlamento. Quando a giugno più membri del Front National saranno eletti in Parlamento, il gruppo parlamentare diventerà significativo non solo nel governo francese ma anche nello stesso Front National. Potremmo assistere al declino dell’influenza della famiglia Le Pen all’interno del partito.

“O al contrario, se Marion Mareschal Le-Pen, nipote di Marine, iverrà ri-eletta nell’Assemblea Nazionale, la sua importanza all’interno del partito potrebbe crescere. In ogni caso bisogna aspettarsi che il FN andrà incontro a un periodo di difficoltà in termini di leadership, ideologia e strategia.”

La Brexit potrebbe diventare ancora più difficile

Theresa May è stata una delle prime a brindare al successo di Macron mandandogli le più sentite congratulazioni via Twitter.

Ma al di là della facciata e degli stereotipi,il primo ministro britannico potrebbe pensare che le trattative per la Brexit avrebbero potuto essere più facili con Le Pen all’Eliseo.

Macron ha dichiarato a Channel 4 News prima delle elezioni: “Se il tuo governo decide di organizzare una Brexit, io sarò duro su questo punto perchè è necessario presernare il resto dell’Unione Europea e non lasciar passare il messaggio che si possa decidere da soli se lasciare o meno senza conseguenze”.

“Non è una punizione, ma solo essere coerenti con questa decisione. Non ottieni un lasciapassare e l’accesso al singolo mercato se decidi di uscire”.