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La voglia di riserva operativa per difendersi dal terrorismo


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La voglia di riserva operativa per difendersi dal terrorismo

Sono studenti, impiegati, professionisti o imprenditori con un’età compresa fra i 18 e i 40 anni. Hanno deciso di dedicare le loro vacanze primaverili all’addestramento militare analogo a quello della gendermeria, nella cittadina francese di Tolosa.

Dopo 15 giorni di formazione intensiva, la maggior parte degli allievi integreranno i ranghi della riserva operativa, che sostiene le azioni della polizia.

BERNARD BLONDEAU, tenento colonnello: “Oggi l’atteggiamento è cambiato. Lo notiamo con i giovani e i meno giovani che hanno deciso di dare il lorotempo alla società francese, soprattutto per tutelare la popolazione”.

Workshop, corsi teorici e pratici sono offerti ai tirocinanti che una volta nella riserva possono essere mobilitati da 30 a 150 giorni l’anno in supporto delle forze di polizia.

PHILIPPE DELMAS, volontario della riserva: “Se dovesse accadere qualcosa penso che potrei far parte di coloro che possono intervenire per aiutare nella protezione degli altri in caso di bisogno di soccorritori con le nozioni che stiamo apprendendo oggi”.

Valery Gauriat, euronews: “La giornata è iniziata alle 6 del mattino e si continua fino alle 23. Ma tutti sono molto motivati. Sia i riservisti che i vigili del fuoco volontari o i volontari delle associazioni, si stima che un giovane su cinque in Francia si sia impegnato in qualcosa dopo gli attentati nel 2015”.

ADRIEN ROULET, volontario riserva operativa: “La gente per strada non si ferma piu’ per aiutare gli altri e lo notiamo qui”.

CHLOÉ CHIRON, volontaria della riserva: “E’ importante che ci siano giovani che condividono gli stessi valori, quelli molto importanti della Francia, questo è il collante della società, siamo qui per questo”.

NAJIB BELKACI, volontario: “Gli autori degli attentati sono persone di origine magrebina. Anch’io ho certe origini e mi sono sentito preso di mira. Così ho voluto far capire che non tutti siamo uguali, e non la pensiamo tutti allo stesso modo. Adesso do’ il mio tempo libero per aiutare i francesi, sono francese, non è un problema, donero’ il mio tempo libero “.

ELODIE RENAUD-LAFAGE, volontaria: “Si rischia la psicosi nel domandarsi se non ci saranno altri attentati attorno a noi, nel dire che tutto nasce dall’interno del paese, che è una cosa radicata e che non sappiamo ancora come combattere. Tutto quello che possiamo fare è aspettare. Ma, purtroppo, dobbiamo poterci proteggere, ed è quello che cerco di imparare oggi “.

Una settimana dopo il nostro incontro con i volontari di Tolosa c‘è stato un nuovo attentato sugli Champs Elysées a Parigi. Un ulteriore episodio che ha inciso sul quotidiano dei francesi.

Lo spettro degli attentati si aggira per la Francia. Fin nelle scuole, dove sono organizzate esercitazioni per prararsi ad eventuali intrusioni/attentati.

E’ la lotta che ha ingaggiato Latifa Ibn Ziaten.
Suo figlio, un paracadutista, è stato la prima vittima di Mohamed Merah, che nel 2012 aveva ucciso 7 persone, perché erano soldati o ebrei. Fra loro tre bambini.

Da 4 anni, Latifa Ibn Ziaten percorre la Francia sensibilizzando i giovani ai valori della repubblica e del vivere insieme.

LATIFA IBN ZIATEN, presidente di IMAD ASSOCIATION FOR YOUTH AND PEACE: “Sapete che quando si è fragili si cede in fretta e quando si conquista un giovane si puo’ fare qualunque cosa di lui. Non potete cadere nella rete di Daech oggi. Abbiate fiducia in voi cari studenti perchè se avete fiducia in voi ce la farete”.

Domanda del pubblico: “Lei cede che dopo gli attentati la Francia sia diventata un paese islamofobo?”

LATIFA IBN ZIATEN: “La gente oggi ha paura. C‘è molta paura. Bisogna dialogare, bisogna conoscersi ed è il compito di voi giovani perchè siete il futuro. Perchè oggi la Francia la vedo qui è in questo mix che è una ricchezza.”

NEHEMIE DZABATOU , studente del Liceo FULBERT a CHARTRES: “I consigli che ha dato penso siano importanti. Prendo esempio dal mio quartiere in cui noto che in tanti lasciano perdere gli studi dopo le medie perchè dicono che non vanno avanti e preferiscono darci un taglio. Cercano un lavoro che non troveranno. Cosi’ cadono nella droga cosa che spesso li porta in prigione e quindi possono diventare dei terroristi come ha detto. Mi ha impressionato perchè anche io potevo finire cosi’, ma ce l’ho fatta grazie ai miei genitori e il resto, l’ho sfangata”.

JULIAN MACÉ, studente del Liceo FULBERT:” C‘è ancora speranza dentro in noi. Anche se non basta e ci sono cose nascoste nel fondo del cuore. Un giorno o l’altro risorgeremo e saremo piu’ forti. In un modo o in un altro staremo insieme”.

LATIFA IBN ZIATEN: “Chi può dare speranza alla Francia? La società è la società che puo’ dare la luce. Perché lo stato non avanza da solo. In tanti sono responsabili, lo Stato, le politiche urbane le famiglie, la scuola, la società, i media … tutti hanno una responsabilità verso i ragazzi di oggi. Perché i ragazzi non diventano da soli delinquenti. Non si nasce criminali o terroristi e la cosa riguarda tutti”.

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