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La Francia e la lotta alla disoccupazione

Il lavoro giovanile è stata la priorità della presidenza Hollande. Il nuovo capo dell'Eliseo dovrà continuare la sfida.

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La Francia e la lotta alla disoccupazione

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Il lavoro è un problema in Francia. Nove anni dopo la crisi finanziaria la disoccupazione tocca ancora il 10% specialmente tra i piú giovani. L’accesso all’impiego giovanile è stata una delle priorità della presidenza che si sta per concludere. L’ultimo dispositivo sulal garanzia per i giovani è datato primo gennaio.

*IL LINK AL SITO DEL GOVERNO FRANCESE SULLE QUESTIONI DEL LAVORO*

A Saint-Etienne, sud-est della Francia, vivono 172mila persone e un quarto delle famiglie conta su oltre il 50% dell’assistenza sociale. Qui c‘è un centro dell’impiego, una struttura dedicata totalmente ai giovani. Vanina, ad esempio, ha 24 anni e cerca un lavoro fisso: “Qui siamo aiutati, ci tengono sotto controllo. Ci hanno addirittura accompagnati sui posti di lavoro per fare i colloqui”.

Il programma dura un anno con quattro settimane di formazione. I giovani ricevono una indennità di 461 euro per poter finanziare i loro sforzi. Myrianne, 22 anni, cerca un lavoro come commessa. “Bisogna dimostrare di aver bisogno veramente di un lavoro. Questo mi obbliga ad alzarmi presto e mettermi alla ricerca”.

Mokhtar Boughari dirige, invece, il centro di Saint-Etienne. “Abbiamo in media 300 giovani che entrano nel nostro centro. L’unico obiettivo è quello di trovare loro un posto di lavoro e gli unici criteri per ottenere il programma sulla garanzia giovani è proprio la loro vulnerabilità”.

Finanziato dall’Unione Europea, il centro lo scorso anno ha beneficiato 100.000 giovani. Uno su due ha trovato lavoro oppure è in formazione. Per Thomas il passaggio dalla ristorazione alla vendita è stato molto rapido. “Dopo due settimane mi è stato offerto un lavoro. Ho firmato un contratto di tre anni e grazie all’aiuto dello Stato adesso so di avere un lavoro fisso per questo periodo”.

Sovvenzioni, esenzioni, contributi per l’impiego o per la formazione. Lo Stato ha introdotto una serie di sussidi per aiutare i giovani a trovare lavoro. Damien Sauze è un economista a Lione. “Quando venne eletto l’attuale presidente, gli è stato chiesto di occuparsi della lotta alla disoccupazione, in particolare quella giovanile. Un certo numero di riforme sono-stato introdotte per aiutare i giovani, come i contratti agevolati che hanno bloccato l’aumento della disoccupazione tra i giovani. Tuttavia, il problema non è risolto ed il nuovo presidente dovrà affrontare la questione”.

Come in tutto il resto dell’Unione Europea, anche in Francia le piccole medie imprese sono i principali datori di lavoro. Nella acciaieria Matra lavorano 13 dipendenti e le ultime cinque assunzioni sono state effettuate con contratti agevolati. Il capo, Jacques Ledin, pensa sia una cosa positiva. “E significativo e importante per le aziende aiutare i giovani ad ottenere un contratto a tempo pieno e anche quelli con contratti a termine che si possono ancora formare. Trovo che questo sia un programma molto interessante e mi piacerebbe venga mantenuto”.

Questo non è il caso di quest’altra piccola media impresa, la BV Sport, che fabbrica calze sportive di qualità. Una nicchia di mercato con margini confortevoli. Dal 2007 questa azienda ha creato 35 posti di lavoro ed ha formato in proprio tutti i suoi dipendenti. Spiega tutto Salvatore Corona. “L’imprenditore è un visionario, lui non discute sull’incentivo che gli viene dato e si sosterrà in relazione alla stabilità di questo aiuto. Quindi, a mio parere, da un punto di vista economico e da un punto di vista puramente contabile, il modo migliore per creare posti di lavoro è quello di ridurre gli oneri per le Piccole Medie Imprese. Se non si hanno i mezzi per assumere e finanziare un lavoro per 3, 4 anni, non si deve assumere. E ‘ pericoloso”.

Intanto, la spesa per i contratti agevolati è stata stimata a 2,5 miliardi di euro nel bilancio 2017.

Le Merrer: “Il futuro del lavoro è nell’economia digitale”

Professore di economia alla Scuola Superiore Nazionale di Lione, Pascal Le Merrer è anche membro del gruppo di esperti France Stratégie, il think tank con sede a Matignon. Anne Glémarec, di Euronews lo ha intervistato.

Euronews
Quale sfida attende il nuovo presidente sull’occupazione?

Le Merrer
“Prima di tutto dobbiamo capire le cause dei nostri problemi occupazionali. Se la globalizzazione fosse stata la responsabile della disoccupazione in Francia, sarebbe vero per tutti i paesi europei perché questo tipo di concorrenza, cito l’esempio cinese, è possibile esercitarla tanto sulla Germania, Olanda, Danimarca piuttosto che sulla Francia. In realtà la globalizzazione ha rivelato la debolezza della posizione industriale francese. In 15 anni, abbiamo perso quasi 800.000 posti di lavoro. Ci sono anche tutta una serie di questioni sull’economia digitale, la robotica. Ci sono dei lavori dove ora è possibile sostituire l’uomo con una macchina. Quando guardiamo al livello di implementazione delle macchine in Francia rispetto alla Germania è quasi a un livello tre volte inferiore. Se vogliamo davvero ridurre la disoccupazione, oggi è essenziale per coloro che entrano nel mercato del lavoro, essere in grado di adattare la loro formazione alla loro vita lavorativa”.

Euronews :
Cosa ci possiamo aspettare da parte dello Stato?

Le Merrer
_“Piú che altro si tratta di un problema a livello europeo. Dobbiamo sicuramente migliorare gli elementi di armonizzazione del mercato del lavoro europeo, cosa che in realtà è abbastanza fattibile.Non appena ci fosse una zona colpita da un grave problema di occupazione, l’Europa dovrebbe vederlo immediatamente e agire subito per risolverlo. Quindi bisognerebbe prima inviare un segnale forte all’Unione Europea
affinchè si interessi alla situazione. Poi dovremmo avere assolutamente una visione a lungo termine della cosa. Chiaro che la presenza di industrie digitali non è ancora molto forte come in Asia e in America, ecco, in questo l’Europa, a mio parere, è ancora un po’ debole. L’Unione europea è ancora la prima regione del mondo economicamente parlando, ma ancora sulle tecnologie che creeranno posti di lavoro, siamo in ritardo. Questa, in realtà è una grande opportunità per rafforzare l’integrazione europea”_.

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