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Ad Istanbul, tra i giovani che si rifiutano di lasciare la Turchia


Turchia

Ad Istanbul, tra i giovani che si rifiutano di lasciare la Turchia

La Turchia nella quale nessuno vuole più vivere. Ma proprio nessuno? La corrispondente di euronews Senada Sokollu ha seguito le tracce di quei giovani che rifiutano d’accettare questa visione.

A Sulukule, quartiere storico della comunità Rom di Turchia, nel centro di Istanbul, si toccano con mano gli effetti della gentrificazione. Ma anche le pressioni del governo su un quartiere simbolo dell’opposizione. Un trio di giovani ha incanalato nel rap la propria rabbia ed energia.

Tahribad-i Isyan, cantante e fondatore del gruppo omonimo: “La gente dice che è impossibile vivere in questo Paese. Lo dicono gli attori, gli artisti, lo dicono tutti. Noi diciamo: se anche noi ce ne andiamo, non resterà nessuno che possa trasformare il Paese in un posto migliore. Restiamo qui e rendiamolo un posto più vivibile. Possiamo farlo con la musica, possiamo farlo con l’arte”.

Una generazione di giovani che condivide l’esperienza d’essere cresciuti sotto il governo dell’AKP. Alcuni vinti dalla frustrazione lasciano il Paese. Ma i luoghi di resistenza non mancano.

Senada Sokollu, corrispondente ad Istanbul per euronews: “Nel centro di Istanbul il Gezi Park è diventato 4 anni fa un simbolo della libertà di parola, la voce di una diversa politica. Da quella rivolta sono emerse nuove piattaforme d’informazione alternativa”.

Un’esempio di questa resistenza è quello della piattaforma on-line di giornalismo indipendente creata da Engin Önder e dal suo team: dibattiti via WhatsApp, gruppi di lavoro via Facebook, dirette su Periscope. Una strategia complessa e sempre in evoluzione che permette di passare tra le maglie della censura.

Engin Önder: “Durante le proteste al Gezi Park i mezzi di comunicazione non hanno fatto nessuna vera copertura. È questo ad averci spinto a prendere noi stessi la telecamera. Siamo andati in strada per raccontare quello che avremmo voluto che i media ci raccontassero. E in un certo senso abbiamo creato da soli l’informazione che volevamo consumare”.

Una generazione di giovani attratti dalla tentazione di ricominciare una vita fuori dalla Turchia. Ma una minoranza attiva che decide di restare per costruire un futuro migliore.

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