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La Turchia tra i "superpoteri" di Erdoğan e la paura del futuro


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La Turchia tra i "superpoteri" di Erdoğan e la paura del futuro

Al referendum costituzionale vince, seppure di misura, il partito del Sí e la Turchia, si ritrova ad essere una nazione il cui ordinamento dal punto di vista politici diventa un super-presidenzialismo nel quale la maggior parte dei poteri confluiscono in una persona sola, l’attuale presidente Erdoğan. Le opposizioni ovviamente insorgono. C‘è chi vuole un nuovo conteggio dei voti e tra la gente serpeggia la paura di un nuovo tentativo di colpo di stato, come quello, controverso nelle sue motivazioni, del 2016.

IL TWEET DI ERDOGAN AL VOTO DEL 16 APRILE

COSA CAMBIA IN TURCHIA
In ogni caso, la cronaca riporta la vittoria del Sí. Aumentando i propri poteri, ll presidente turco può essere eletto per due mandati da 5 anni, estensibili a un terzo in caso
di scioglimento anticipato della seconda legislatura. In questo modo Erdoğan potrebbe rimanere in carica anche fino al 2034 ed ha già presentato la vittoria come un qualcosa che mira a mantenere la stabilità del Paese. Nello specifico la riforma concentra il potere esecutivo interamente nelle mani del presidente, abolendo la figura del primo ministro. Il capo dello stato, eletto direttamente, nomina e revoca non solo i ministri e i suoi vice, ma anche alti funzionari dello Stato. Può inoltre decretare lo stato d’emergenza, emanare decreti e sciogliere il Parlamento la cui composizione cambia passando da 550 a 600 membri. La Corte costituzionale viene ridotta a 15 membri, mentre il Csm diventerà di 13 membri.

Proteste da parte delle opposizioni ci sono già state lo scorso 21 gennaio al momento dell’approvazione delle riforme da parte del Parlamento, passate con 339 voti a favore. Ora, la definitiva entrata in vigore della riforma costituzionale, composta complessivamente da 18 articoli, è prevista il 3 novembre del 2019, con l’elezione contestuale di presidente e Parlamento. Tuttavia, alcune previsioni saranno operative da subito e tra queste il fatto che Erdoğan potrà tornare a essere formalmente iscritto al suo partito Akp. Erdoğan non si scompone di fronte alle critiche, anzi rilancia annunciando che tornerà a mettere sul tavolo la candidatura della Turchia per l’adesione all’Unione Europea, ma a Bruxelles difficilmente piacerà l’altra sua proposta che ha chiaramente il sapore di sfida, quella di un referendum per ripristinare la pena di morte.

L’OPINIONE DI ECE TEMELKURAN INTERVISTATA DA EURONEWS

EURONEWS
“Abbiamo incontrato Ece Temelkuran scrittrice e analista politica per valutare insieme a lei il risultato del referendum costituzionale in Turchia. Capire cosa significa per il Paese questo cambiamento e questo passaggio da una democrazia parlamentare al presidenzialismo. Grazie per essere con noi. Erdoğan sostiene la sua vittoria, il fronte del no parla di irregolarità e campagna elettorale sleale. Dove è la verità in tutto questo”?

TEMELKURAN
“Beh, irregolarità è un eufemismo, perché non la chiamerei solo irregolarità, ma una frode massiccia. E sono davvero sorpresa che i media internazionali siano sulla stessa lunghezza d’onda di Erdoğan, anche perchè per lui si tratta già di una vittoria acclarata, sta già festeggiando e questo è un manipolare la percezione pubblica. Ripeto, c‘è stata una frode e questo puó aver influenzato anche i titoli dei giornali che parlano di “grande vittoria” e non di una vittoria sul filo di lana qual è stata”.

EURONEWS
“Lo stato di emergenza post-golpe, la situazione nel sud-est del Paese e lungo il confine con la Siria sono situazione sempre in movimento, ma il ministro degli esteri turco ripete sempre: “Ci sarà stabilità e bisogna avere fiducia nella nuova Turchia”.

TEMELKURAN
“Come tutti sappiamo i regimi come quello di Erdoğan si fondano sull’ostilità e su sentimenti di odio. L’essere nazionalisti è un pensiero abbastanza misto e diffuso. Penso che tutte le persone che hanno votato NO adesso siano profondamente intimidite e siano preoccupate non per il loro futuro stile di vita, ma proprio per la loro vita… e non esagero”.

EURONEWS
“Allora, secondo te, in questo momento qual è il grande piano che Erdoğan ha in mente per il futuro della Turchia”?

TEMELKURAN
“Chiaramente suo obiettivo personale è quello di esistere sulla scena politica, ecco perché questo referendum era una questione di vita o di morte per lui. In caso di sconfitta sarebbe stato chiamato in diversi tribunali internazionali e così via. Quindi il suo obiettivo personale era quello di mantenere ed estendere il suo potere”.

EURONEWS
“Così, ora abbiamo una situazione in cui nella figura del presidente si concentrano più poteri e per quanto riguarda l’opposizione”?

TEMELKURAN
“I media turchi sono stati completamente chiamati a tacere su certi argomenti. Ora l’unico modo per sapere la verità è affidarci a media internazionali. Questa è una cosa grave. Milioni di persone in Turchia si sentono come dei “senza casa” nel loro paese, stanno perdendo fiducia nelle istituzioni e tutto questo non è un semplice argomento da dibattito estemporaneo, ma molto di piú: è un disastro che sta accadendo in tempo reale. Mi rivolgo, quindi, ai miei colleghi giornalisti che dovrebbero sapere che il loro dovere è quello di raccontare la verità per intero”.

EURONEWS
“Che ne dici delle relazioni internazionali della Turchia? Questo referendum, secondo te, comprometterà le aspirazioni europee di Ankara”?

TEMELKURAN
“La Turchia sta diventando sempre di più Medio Orientale. Una buona metà del Paese ha resistito votando per il no, ma lo ripeto ancora una volta, ora questi rischiano la loro vita”.

intervista di Chris Cummins

IL PROFILO TWITTER DI ECE TEMELKURAN

IL TWEET DI TURKEY DEEPLY

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