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Referendum in Turchia: come cambieranno le relazioni con l'Unione europea?


Redazione di Bruxelles

Referendum in Turchia: come cambieranno le relazioni con l'Unione europea?

Marc Pierini, Carnegie Europe:
“È un ponte che è stato distrutto, ma che è stato distrutto a livello personale, vale a dire tra il presidente turco e le sue controparti del Consiglio europeo. Non credo che le relazioni economiche con la Turchia, cosi come quelle finanziarie, gli investimenti, la tecnologia e l’educazione debbano soffrirne, a meno che la Turchia abbia scelto di tirarsi fuori completamente dall’Europa. Ma non è quello che fa. la Turchia ha specificato che le relazioni economiche devono continuare. Quindi, in realtà, non siamo ad un punto di non ritorno, ma a un importante crocevia. Vale dire: il progetto politico della Turchia è in linea con gli standard europei, è ancora significativo per la potenza turca? Io credo che non lo sia affatto “.

Euronews:
“Quali saranno le conseguenze se Erdogan vincesse il referendum?”

Marc Pierini, Carnegie Europe:
“La prima conseguenza è: nessuna conseguenza Ciò significa che il presidente che è stato eletto a suffragio universale da Augusto 2014, e che ha ricevuto il 52% dei voti, rimarrà tale fino alle elezioni del 2019.
In secondo luogo, il Parlamento è stato eletto il 1 ° novembre 2015. L’AKP ha la maggioranza e la mantiene. Quindi, dal punto di vista del funzionamento dello stato non ci sono conseguenze dirette, sia che vinca il “sì” che il “no”. Detto questo, se vince il “sì” si passa da un sistema autoritario di fatto ad un sistema autoritario di diritto ad una presidenza assoluta senza contro-poteri. Se vince il “no” è un duro colpo per il presidente, ma allo stesso tempo egli ha tutti i poteri oggi e inoltre vige lo stato di emergenza “.

Euronews:
“Quali sono le implicazioni di questo referendum per l’Unione europea?”

Marc Pierini, Carnegie Europe:
“Prima di tutto, sia prima che dopo il referendum, bisogna constatare che la Turchia è un paese destabilizzato da un colpo di stato, certamente mancato, ma abbiamo visto che le purghe che ne sono seguite sono state molto ampie. Non si è più dunque all’interno della norma europea. Già non lo si è oggi, figuriamoci se vince il “si”. Quindi credo che. salvo altri incidenti, si tornerà ad una relazione piu semplice: modernizzazione dell’Unione doganale, e poi probabilmente cooperazione anti-terrorismo, la cooperazione in vista della nuova situazione in Siria, il mantenimento dell’accordo sui rifugiati e quel genere di cose”.

Euronews:
“Che ne sarà della richiesta di adesione della Turchia dopo il referendum?”

Marc Pierini, Carnegie Europe:
“Dopo le numerose purghe attuate in seguito al colpo di stato, lo stato di diritto in Turchia è crollato in una tale maniera che i criteri politici non sono rispettati. Quindi la domanda di adesione non andrà molto lontano. In presenza di un regime autocratico senza contro-poteri che è riconosciuto legalmente, la richiesta è morta per sempre. Ciò che è chiaro nella situazione attuale è che le norme europee, cosi come le politiche europee sono in contraddizione con concetto di potere del presidente turco. E lo dice tutti i giorni. Quindi o la dichiariamo formalmente morta o continuiamo i negoziati di adesione per principio e aspettiamo tempi migliori. “