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Crisi dei missili in Siria. Altolà di Rohani: "L'Iran non starà a guardare"


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Crisi dei missili in Siria. Altolà di Rohani: "L'Iran non starà a guardare"

In caso di un ulteriore intervento statunitense, l’Iran non starà a guardare. A caccia di un nuovo mandato alle elezioni di maggio, sulla “crisi dei missili in Siria” il presidente iraniano Hassan Rohani fa il muso duro e innalza il livello dello scontro. All’indomani del minaccioso altolà del centro di comando russo-iraniano, Rohani ne ha di fatto parafrasato il messaggio sulle “linee rosse” oltrepassate dall’attacco americano di venerdì, annunciando che Teheran si tiene ormai pronta a reagire.

La replica del centro di comando siriano, che riunisce Russia, Siria e milizie sostenitrici di Bashar Al-Assad

“Un eventuale ripetersi dell’aggressione militare statunitense in Siria non rimarrebbe senza risposta – ha detto Rohani -. Ritengo che gli Stati Uniti non abbiano mai agito né in conformità al diritto e alle norme internazionali, né negli interessi dei paesi della regione”.

Respinte le accuse di un coinvolgimento di Assad nella strage provocata dal gas nervino nella regione di Idlib, Rohani ha invocato insieme a Mosca un’inchiesta sulla presenza di armi chimiche in Siria.

“Il Paese neccessita di alcune riforme – ha riconosciuto il presidente iraniano – ma la risposta militare ordinata da Trump non riposa su alcuna prova oggettiva”.

Siria come Cuba: una nuova crisi dei missili?


Mikhail Yemelyanov, deputato russo: “(…) Inoltre quando gli americani hanno deciso di colpire la base (ndr: di Shayrat) non sapevano se vi fossero cittadini russi o meno. La situazione che si è venuta a creare può quindi condurre a un ripetersi della ‘Crisi missilistica di Cuba’, che ha portato il mondo sull’orlo di una guerra nucleare”.

Da parte russa, il deputato Mikhail Yemelyanov aveva messo in guardia da possibili “importanti conseguenze” dell’attacco americano in Siria sui rapporti fra Washington e Mosca, scomodando il paragone con la crisi dei missili di Cuba, che nel 1961 portò a un passo da una Terza Guerra mondiale.

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