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Attentati in Egitto, le misure di sicurezza arrivano "troppo tardi", accusano i copti


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Attentati in Egitto, le misure di sicurezza arrivano "troppo tardi", accusano i copti

Troppo tardi, troppo poco. È il grido di rabbia che si leva fra i copti egiziani dopo che il presidente Abdel Fattah Al Sisi ha decretato tre mesi di stato d’emergenza in risposta alle bombe della domenica delle Palme. Una misura resa necessaria anche in vista della visita al Cairo di papa Francesco, in calendario per il 28 e il 29 aprile.

Gli attentati sono stati rivendicati da Isil, che già da mesi ha preso di mira la minoranza copta. Erano quindi ampiamente prevedibili, accusa il collega di una delle vittime: “Io voglio chiedere al presidente Sisi, perché non ha dichiarato lo stato d’emergenza due settimane prima delle vacanze? Lo fa adesso, dopo che è avvenuta la strage? Quando sono le vacanze? È aprile. Perché non l’ha fatto all’inizio del mese? Non sto incolpando lui, ma la pianificazione è sbagliata”.

L’ultimo bilancio degli attentati alle due chiese copte a Tanta ed Alessandria è di 47 morti e 126 feriti. I funerali delle vittime sono stati celebrati nel giro di poche ore perché la tradizione liturgica copta non prevede cerimonie funebri durante la Settimana Santa.

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