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Tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni presidenziali francesi


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Tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni presidenziali francesi

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Mancano pochi giorni al primo turno delle presidenziali francesi che si preannunciano diverse da quello che ci si sarebbe aspettati.

Non solo per il superamento della contrapposizione dei blocchi destra-sinistra, ma anche per i temi che hanno dominato la campagna elettorale, ai tempi di Trump e Brexit.

Dai sentimenti anti-Ue, ai numerosi scandali, fino agli ultimi sondaggi che stanno decretando la crisi, sempre più profonda della sinistra francese, queste elezioni potrebbero avere serie conseguenze non solo in Europa.

Perchè sono così importanti?

Dopo quello che è accaduto negli Stati Uniti con l’elezione di Donald Trump e mentre la Gran Bretagna ha formalizzato la procedura per l’uscita dall’Unione Europea, tutti gli occhi sono puntati sulla Francia.

La leader del Front National, in linea con il suo programma anti-immigrazione e anti-Europa, ha parlato chiaro. Nel caso dovesse vincere, proporrà un referendum come quello britannico per chiedere ai francesi se vogliono uscire dall’Unione.

Tra le altre misure già annunciate, anche la sospensione immediata delle regole di Schengen, con il ripristino dei controlli alle frontiere. Una mossa, che secondo molti, rischia di avere un forte impatto in Europa.

Uno scenario proccupante soprattutto perchè stando agli ultimi sondaggi a cura di Harris Interactive, la Le Pen risulta in testa con il 24% insieme a Emmanuel Macron, il leader di “En Marche”, movimento dichiaratamente né di destra nà di sinistra che si attesta al 25%.

Quando?

Il primo turno si terrà il 23 aprile prossimo. Se nessuno dei candidati, supera il 50% dei voti, si passa al secondo turno, due settimane dopo: domenica 7 maggio.

I candidati


François Fillon

Il candidato degli scandali Fillon, che vuole abolire la durata legale dell’orario di lavoro settimanale, cancellando le 35 ore totali, è riuscito a superare il rivale Sarkozy, aggiudicandosi la candidatura dell’area Repubblicana.

Peccato però che la sua corsa sia stata ostacolata dalle pesanti accuse secondo le quali, la moglie, grazie ad un lavoro fasullo, ovvero assistente del marito, avrebbe guadagnato 500,000 euro in 8 anni.

Marine Le Pen

La paladina della campagna per l’uscita della Francia dell’Euro, è riuscita a migliorare l’immagine del suo partito il Front National, dopo la rottura con il padre Jean -Marie, fondatore del partito.

Passata sotto il nome di “dédiabolisation”, la campagna per rimuovere lo stigma di demonizzazione che pesa sul FN, è tornata in auge in vista di queste presidenziali.

Il processo di modernizazzione del partito populista, nella dialettica della leader, ha eliminato qualsiasi richiamo alla destra radicale delle orgini per offrirsi ai francesi come “partito mainstream”, più accessibile alla massa ideologicamente variegata.

Benoît Hamon

Benoît Hamon

Candidato dello stesso partito di sinistra dell’attuale presidente Hollande, è riuscito a sconfiggere l’ex Primo ministro Manuel Valls nella corsa all’Eliseo.

Nonostante questo, il partito con lui, non sembra essersi ricompattato .L’ex minisitro dell’Istruzione ha vinto le primarie ma fa fatica a conquistare l’elettorato francese.

Tema centrale della sua campagna “il reddito universale”, il corrispettivo del reddito di cittadinanza, ovvero un reddito base mensile per alcune categorie di persone, indipendentemente che abbiano un impiego o meno.

Emmanuel Macron

L’ex minsitro dell’Economia, ha iniziato un percorso politico in sordina, passando da figura di sfondo a protagonista della politica francese.

Il favorito alle presidenziali, il fondatore di “En Marche”, è dato in testa negli utlimi sondaggi. Tra le sue idee quella di “rifondare la Francia dal basso”, grazie ad un movimento “no partisan” e quindi adatto sia agli elettori di sinistra che di destra.

Jean-Luc Mélenchon

I sondaggi danno il candidato della sinistra francese in grande rimonta. Al momento si attesta al 15%, davanti ad Hamon.

Il suo programma elettorale si basa su una forte impronta ecologista, volto a rendere la sinistra francese più popolare e più attenta ai bisogni della gente.

Riuscirà a vincere il Front National di Marine Le Pen?

Sotto la guida di Marine Le Pen, il Front National nel tempo ha aumentato i consensi. Al primo turno delle elezioni regionali del 2015, il partito ha raggiunto il 27,3%, confermandosi primo partito.

Nonostante il risultato incoraggiante, al secondo turno di ballottaggio il Front National, non è riusciuto ad aggiudicarsi alcuna regione.

Gli analisti prevedono che questo possa essere un “trend” destinato a ripetersi, anche in queste presidenziali. Nonostante l’alto consenso al primo turno, secondo gli esperti, il Front National non riuscirà a passare il ballottaggio, se soprattutto dovrà vedersela con Macron.

“Marine Le Pen sembra ancora molto limitata nel riuscire a trasformare l’accesso al ballottaggio in una vera e propria vittoria”, ha commentato ad Euronews, Simon Usherwood, Professore dell’Università del Surrey.

Anche il Front National è stato al centro di uno scandalo. Il partito della Le Pen è finito nel mirino degli inquirenti per aver stipendiato alcuni collaboratori con i soldi europei. Assistenti che invece di lavorare a Strasburgo, avrebbero ricevuto compensi per incarichi svolti a Parigi e non relativi all’‘attività dell’Europarlamento.

Il capo gabinetto Catherine Griset, è stata inserita nel registro degli indagati per abuso d’ufficio. Marine Le Pen, a conclusione delle indagini, si sarebbe rifiuatta di versare il rimborso di 339.946 euro, richiesto dal parlamento di Strasburgo.

i voti al Front National tra il 2002 e il 2015



E’ possibile che il successo di Marine Le Pen venga incoraggiato dall’elezione di Trump e la Brexit ?

Secondo Dorit Geva, esperta di politica francese della Central European University, è possibile che alcune figure di rilievo e sostenitori del partito si siano sentiti incoraggiati sia dalla Brexit che dalla vittoria di Trump.

In ogni caso, ha precisato Geva, esiste un importante segmento della società francese che inorridisce alla prospettiva di una presidenza del Front National.

In generale il fatto che Macron e Le Pen, ovvero i partiti cosidetti “alternativi all’establishment”, siano in tesa ai sondaggi, è un segno di come l’orientamento dell’elettorato sia contro il mainstream.

“il fatto che Macron stia operando al di fuori dei partiti tradizionali è un modo intelligente per dissociarsi dagli ultimi 5 anni di presidenza di Hollande”, ha detto Dorit Geva. “Credo che abbia compreso qualcosa di fondamentale dell’attuale situazione politica”, ha continuato Geva, “ovvero che esiste non solo la fine dell’elite politica, ma anche quella dei partiti”.

“Il centrodestra, che ha assunto il nome di “Repubblicani” e il partito di centro – sinistra hanno dominato la scena poltica dalla fine della seconda guerra mondiale”. “Sono stati creati”, ha detto Geva,”
prima dell’ingresso all’interno dell’Unione Europea e non riflettono quindi i sentimenti pro e anti Europa”.

Quali sono i temi che stanno a cuore agli elettori francesi?

Con una disoccupazione giovanile elevata (1 giovane su 4 senza un lavoro), il livello massimo raggiunto negli ultimi vent’anni, la disoccupazione è senz’altro uno dei temi centrali.

Anche il dibattito sulla sicurezza è importante. La lotta allo Stato Islamico è stata centrale negli anni di presidenza Hollande, con oltre 230 vittime sul suolo francese dal gennaio del 2015. Il paese rimane in stato d’emergenza, dopo gli attentati di Parigi del novembre 2015.

“E’ vero che l’economia è un tema fondamentale”, ha detto Geva, “ma tutto ciò che riguada la sicurezza internazionale e la minaccia del terrorismo, ha creato un senso di disagio diffuso all’interno del paese”.
“Questo”, ha continuato Geva“ha a che fare con la sensazione da parte della gente che ci sia un declino dell’ordine pubblico e del potere della polizia”.

Secondo Geva a far preoccupare i francesi non sono solo gli atti di terrorismo di matrice islamista, ma anche episodi di violenza contro le stesse forze di polizia. Fatti, che ha precisato l’esperta di politica francese, sono meno noti a livello internazionale, ma non per questo meno importanti su scala nazionale.

Disoccupazione in Francia,1995-2016



Quale potrebbe essere il risultato?

Gli ultimi sondaggi di fine marzo, suggeriscono che Macron potrebbe battere la Le Pen al secondo turno,

Questa sarebbe una vittoria per Brussels. Secondo Geva, la vittoria del Front National potrebbe decretare la fine del progetto Europa a meno di un anno di distanza dalla Brexit.

Cosa potrebbe ostacolare la vittoria di Macron?

“Se si verificasse un attentato da qui all’elezione del nuovo presidente, sarebbe il fattore che potrebbe potrare la Le Pen all’Eliseo”, ha detto Geva.

“ Hamon rappresenta un nuovo fenomeno all’interno del partito socialista e al tempo stesso il fatto che i Repubblicani siano stati colpiti dagli scandali, è un fatto abbastanza nuovo”.

Nel frattempo Fillon, che tenta di recuperare terreno dopo la controversia legata ai posti di lavoro fasulli, ha cercato di interrompere l’ascesa di Macron, paragonandolo ad Hollande.

Nonostante il fondatore di “En Marche”, abbia cercato di dissipare i rumours di un possibile flirt con il Direttore di Radio France Mathieu Gallet la notizia sembra aver avuto l’impatto desiderato.

Cosa accadrà in futuro?

Sebbene tutta l’attenzione adesso sia concentrata sulla Le Pen e sulla possibilità che questa vinca le presidenziali, bisogna tenere presente che non si tratta delle uniche elezioni in calendiario per la Francia. A giugno il paese sarà di nuovo chiamato alle urne per le legislative.

Si tratterà di un passaggio cruciale per il futuro presidente, perchè senza una maggioranza solida in parlamento, è difficile mettere in pratica quello che è stato promesso agli elettori.

Se Macron o la Le Pen vincono, sarà molto interessente perchè nessuno dei due partiti ha la struttura tale per raggiungere la maggioranza. Se pensiamo al Front National, ha solo due deputati, invece En Marche di Macron è un movimento così nuovo che non ha neanche un candidato in parlamento.

“Nel caso di Macron”, ha detto Geva: “questo dovrebbe scegliere un Primo ministro, che sarà cruciale per far funzionare le cose. Questa persona”, ha aggiunto Geva,” dovrà essere scelta con molta probablità da un altro partito. Ed è difficile capire che tipo di presa possa avere sul resto dei deputati, visto che non fa parte dello stesso partito”.

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