ULTIM'ORA

Lettura in corso:

Presidenziali in Serbia, un referendum per Vucic


Serbia

Presidenziali in Serbia, un referendum per Vucic

Un futuro migliore per la Serbia. E’ quanto promesso dal partito di governo conservatore e dal suo candidato leader, il Primo Ministro Aleksandar Vucic, in corsa per le presidenziali. Tutti i sondaggi lo danno per favorito con oltre il 52% dei consensi. Anche se una ricerca afferma che solo uno su sei elettori serbi è disposto a rivelare cosa davvero voterà. La campagna del primo ministro ha dominato su tutti i media, mettendo nell’ombra gli altri 10 candidati dell’opposizione. C‘è chi teme il rischio di brogli elettorali.

Secondo Dragomir Andjelkovic, analista politica non si può parlare di abuso di potere. “Il governo risponde solo con un metodo diverso a chi parla di brogli, a coloro che vogliono contestare il voto con le proteste” Per la prima volta in Serbia non ci saranno comunque gli osservatori dell’OSCE. Quello che si può osservare è che in questa campagna il candidato del partito di governo ha avuto una copertura mediatica altissima.

Per i candidati dell’opposizione è rimasto poco spazio, e un supporto ridotto al minimo. Anche da parte dell’Europa stessa. “Abbiamo un Primo Ministro che è in corsa per diventare il presidente della Serbia”, dice Sasa Radulovic, leader del partito “Enough Is Enough”. “Non conosco una sola democrazia al mondo dove succede una cosa simile. Ma per i leader europei sembra non essere un problema. Anzi c‘è chi durante la campagna ha ricevuto Vucic come fosse già un Capo di Stato.”

L‘élite intellettuale si è invece schierata a favore di Sasa Jankovic, ex difensore civico famoso per le sue battaglie contro la corruzione e il clientelismo dilagante. “Io ho parlato con i cittadini faccia a faccia senza guardie del corpo, telecamere e riflettori, ci ha raccontato Jankovic. Questo è quello che voglio: un filo diretto tra i cittadini e lo Stato. Perché lo Stato e la politica sono completamente distanti dalla vita reale”, ci spiega Jankovic.

Il fenomeno di questa campagna elettorale arriva da una piccola città, una volta polo industriale a sud di Belgrado. Si tratta di un movimento a favore della pace e della democrazia digitale. Non hanno voluto fondi pubblici per la campagna. Il loro leader è Luka Maksimovic, meglio noto come Ljubisa Preletacevic “Beli”, provocatorio candidato anti-sistema e rappresentazione satirica di tutti i difetti del politico balcanico. Potrebbe essere lui, Beli, la sorpresa del 2 aprile, potendo ora contare sull’11% dei favori dell’elettorato. Un personaggio spesso paragonato a Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle.

“Non voglio essere paragonato a nessuno. Sono Beli, punto. Noi non abbiamo bisogno dei finanziamenti, ci spiega. Abbiamo raccolto circa 8000 euro dalle donazioni. Due terzi sono stati spesi per pratiche burocratiche, certificati, firme dei sostenitori. Un terzo è stato speso per la campagna e la nostra è stata decisamente quella che è andata meglio”, ci ha raccontato Maksimovic. Una campagna 4.0, dove i social e le piazze contano più degli eventi e dei meeting con la classe dirigente. Un modo diverso di fare politica, per attirare giovani e delusi.

Ivana Miloradovic, euronews: “Per il primo ministro serbo, le presidenziali di domenica rappresentano anche e soprattutto un voto di fiducia verso le sue riforme. I partiti dell’opposizione puntato almeno ad arrivare al secondo turno per poter dare filo da torcere al candidato favorito.”