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La spy-story delle dimissioni di Michael Flynn


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La spy-story delle dimissioni di Michael Flynn

Il suo è stato uno dei mandati più brevi come consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Michael Flynn lo scorso gennaio, dopo 24 giorni, annuncia le proprie dimissioni con una lettera. Pietra dello scandalo: i contatti avuti con l’ambasciatore russo a Washington prima di entrare in carica.

A febbraio, di fronte alla tempesta mediatica, il presidente americano Donald Trump fu costretto a sacrificare uno dei sui più stretti collaboratori per evitare ulteriori contraccolpi. “Il Generale Flynn è una persona meravigliosa, aveva detto il tycoon, credo che sia stato bersagliato ingiustamente dai media, o come li definisco io i “fake-media”, dichiarò Trump in una conferenza stampa.

L’inchiesta parte da quelle telefonate fatte il 29 dicembre 2016, prima dell’insediamento di Trump. Flynn, non ancora in carica, parlò con l’ambasciatore Kislyak delle sanzioni a Mosca decise da Obama e poi lo avrebbe nascosto a Mike Pence. Il 30 dicembre l’allora presidente Barack Obama firmò l’ordine di espulsione di 35 diplomatici russi contro gli hackeraggi di Mosca ai danni del Partito Democratico che avrebbero inquinato la campagna presidenziale.

Da novembre l’FBI era già al lavoro. Nella conversazione intercettata, Flynn, che era ancora un privato cittadino, chiedeva a Kislyak di non prendere provvedimenti per non rovinare le future relazioni tra i due paesi. A prendere le difese di Flynn scende il campo il Vicepresidente. Lo scorso 15 gennaio Mike Pence pubblicamente ripeté che i due si erano sentiti solo per gli auguri e per esprimere la sua solidarietà a Kislyak per l’incidente dell’aereo russo.

Il 25 settembre scorso alla NBC l’allora consigliere per la sicurezza dichiarò che quando si chiede l’immunità probabilmente significa che è stato commesso un crimine. I democratici gridano allo scandalo. Quella frase sembra quasi una confessione in una vicenda da spy-storia. Un giallo nel giallo. Mentre spuntano voci secondo le quali Flynn sarebbe anche stato pagato circa 50 mila dollari, da parte di diverse società russe che operano nel settore della cybersicurezza.

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