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Francia, presidenziali: che succede nel Partito Socialista?


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Francia, presidenziali: che succede nel Partito Socialista?

Appena arrivato il sondaggio più pesante, quello che dà il candidato del centro-sinistra alle Presidenziali francesi, Bénoit Hamon, solo in quarta posizione, l’ex Primo Ministro socialista Manuel Valls si smarca:

“Penso che non sia il caso di prendere alcun rischio, per la Repubblica. E quindi voterò per Emmanuel Macron”.
“Nessuna gioia nel cuore?”, gli chiede l’intervistatore.
“Andrò a votare. No, mi prendo le mie responsabilità. Non è una questione di cuore, è una questione di ragione”.

Macron, a sua volta ex ministro con il presidente Hollande, si era dimesso e se n‘è andato anche dal partito, e non è dunque passato dalle primarie per candidarsi alla presidenza della Repubblica. Valls invece si, ed era stato battuto da Bénoit Hamon.

“Sono profondamente legato al rispetto degli impegni – diceva due mesi fa, appena incassata la sconfitta – Bénoit Hamon è il candidato della nostra famiglia politica e sta a lui portare fino in fondo la sua bella missione per l’unità”.

Bénoit Hamon era uno dei “frondeurs”, i ribelli del partito socialista che avevano reso la vita dura al governo, costretto a passare di forza in Parlamento per la riforma del lavoro. Vincitore a sorpresa delle primarie, e con un programma decisamente più a sinistra di quello del presidente uscente, Hamon è stato ripagato con la stessa moneta da alcuni grandi nomi del suo partito. Accanto, e legati al suo programma, gli sono rimasti
per esempio Martine Aubry, Anne Hidalgo, Christiane Taubira, Arnaud de Montebourg, mentre altri hanno preferito dichiarare il proprio sostegno a Emmanuel Macron e il suo movimento En Marche: tra questi gli ex ministri Pompili e Le Drian, l’ex sindaco di Parigi e quello in carica a Lione, e ora Manuel Valls, anche se dice che non c‘è nessun accordo e la sua è solo una dichiarazione di voto.

Da parte delle istanze del partito finora non è stata comminata alcuna sanzione a quelli che hanno scleto Macron. Però il segretario socialista, Jean-Christophe Cambadelis, nel dicembre scorso parlava di rispetto dello statuto e dell’obbligo di sostenere il candidato vincitore delle primarie:

“Il giorno in cui avremo un candidato alle elezioni presidenziali, ogni possibile deputato dovrà sostenere questo candidato. Io sono per il rispetto dello statuto, bisogna sempre rispettare la legge”.

In effetti lo statuto del Partito Socialista dice, tra l’altro: “gli iscritti si impegnano a sostenere esclusivamente i candidati a funzioni elettive che siano stati effettivamente investiti o sostenuti dal partito Socialista”.
E poi: “i candidati alle primarie devono impegnarsi a sostenere pubblicamente il candidato designato e a impegnarsi nella sua campagna”.

Cambadelis ha poi inviato una lettera ai militanti socialisti, nella quale spiega che una purga nei confronti di chi appoggia la candidatura di Macron non servirebbe la causa del partito alle legislative che seguiranno di poco le presidenziali. Poi spiega: vi dicono che gli eletti del partito appoggiano Macron, ma 13 membri del governo hanno espresso un appoggio a Benoit Hamon, contro 3 per Macron. 22 deputati appoggiano Macron, contro 172 per Hamon, e 18 senatori contro 53.

Non sta al partito, dice ancora la lettera, “fare il contabile delle violazioni individuali di alcune delle sue personalità”. “La nostra posizione – insiste – è semplice: Benoît Hamon è il candidato uscito dalle primarie, legittimato da una convenzione unanime del Partito Socialista. Coloro che hanno scelto En Marche non sono dunque più nel Partito Socialista. Non c‘è una doppia appartenenza (…) e bisogna condannare le violazioni. Del resto i nostri statuti dicono che ogni federazione ha il diritto di presentare appello alla commissione federale dei conflitti per ogni violazione disciplinare”.

Comunque sia, per Bénoit Hamon l’impresa è stata ardua sin dall’inizio: già per le primarie, i sondaggi lo davano subito sconfitto, e invece ha vinto. Ora per le Presidenziali viene dato nettamente indietro rispetto ai primi, superato anche da sinistra, da quel Mélénchon cui ha chiesto di farsi da parte.

E ora Valls, che prima di andare alla guida del governo era stato Ministro dell’Interno ed era considerato l’anti-Sarkozy, l’astro nascente della sinistra salvo poi essere sonoramente bocciato alle primarie socialiste, non crede in un nuovo miracolo di Hamon, il candidato che in teoria dovrebbe appoggiare. Lo lascia al suo destino, e sceglie Macron.

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